Autori_architetti / Authors_architects

Alemagna, Anechino [Giovannino; Annex]. L’1 marzo 1387 viene nominato ingegnere capo Simone da Orsenigo, che resterà per molti anni il responsabile dei lavori. Al suo fianco iniziano a comparire altri nomi di architetti e scultori che producono disegni e modelli da sottoporre all’approvazione della Fabbrica. Tra i primi nomi troviamo Anechino (Giovannino) di Alemagna che viene pagato per un modello in piombo, (1387 febbraio 9; Annali, Appendice I, p. 14: «Anechino de Alamania qui fecit tiborium unum plombi»). È nuovamente ricordato nelle dispute del 1401, in particolare nella risposta di Guidolo della Croce all’interno della quale si evince la posizione di Anechino a favore di Stornaloco I: «Sequendo formam secundo inceptam muttatur falsus ordo aliax provisus et sequitur rectus ordo triangullaris a quo sine errore recedi non potest, de quo aliax suprascriptus magister Henrichus ac quidem magister Annex Allamanus ante ipsum alta et fidelli voce in auribus falsorum surdorum predicaverunt».

 

Alessi, Galeazzo (Perugia, 1512 - 1572). Il nome di Alessi compare in relazione al progetto del nuovo scurolo da realizzarsi in corrispondenza dell'altare maggiore. Infatti, Carlo Borromeo, dopo aver preso visione dei progetti presentati da Tibaldi, Leone Leoni e Alessi («Visisque ad presentiam predicti ill.mi et r.mi d. cardinalis archepiscopi et predictorum r.dorum et m.corum dominorum praefectorum nonnullis designis exhibitis per d. Peregrinum de Peregrinis predictae fabricae ingenierium, ac etiam per magnificum equitem d. Leonem Aretinum, et etiam intellectis votis et apparere non solum predicti equitis, verum etiam magnifici domini Galeaz de [spazio in bianco] de Perusia»), decise di optare per la soluzione proposta da Pellegrino Tibaldi («iuxta designum exhibitum per prefatum d. Peregrinum predictae fabricae ingenierium»). Il 18 marzo 1569 ad Alessi è riconosciuta una somma per diverse opere realizzate per la Fabbrica e in particolar modo per il disegno del nuovo scurolo («Item die suprascriptro 18 librarum 70 s. 16 d. spectabilis d. Galeaz de Alesiis de Perusia architecto pro diversis laboribus per eum factis pro predicte fabricae et massimo in faciendo designum suprascriptum scuroli»; AVFDMi, Registri, 341a. Lo stesso in AVFDMi, Registri, 748, f. 16:  «Galeazzo Alessi da Perugia per disegno dello scurolo qual di novo si ha da fabricare et anche per altre sue fatiche lire 70, 16»).

 

AmadeoGiovanni Antonio (Pavia, 1447 circa - Milano, 1522). Apprendista di Giovanni Solari nel 1460, genero di Guiniforte Solari, avendone sposato la figlia Maddalena, è documentato con Dolcebuono per la prima volta tra i lapicidi del Duomo come testimone in un atto del 1465 stipulato in Campo Santo (1465 marzo 29; ASMi, Notarile, 1537). Dal 1475 collabora con altri scultori alla realizzazione dell’altare di San Giuseppe, di committenza ducale. Alla morte di Guiniforte, Bartolomeo Calco scrive ai Deputati della Fabbrica esortandoli a eleggere Giovanni Antonio Amadeo o Giovanni Battagio da Lodi come architetti della Fabbrica (1481 gennaio 7; ASMi, Registro Missive, 152, f. 155v) e contestualmente, senza averne diritto, il Duca di Milano lo nomina architetto della Fabbrica e nomina Pietro Antonio Solari architetto dell’Ospedale Maggiore (1481 gennaio 12; ASMi, Registro Ducale, 116, f. 16-16v). Nonostante la raccomandazione ducale, Amadeo non è però eletto ingegnere sino al primo luglio 1490, quando è incaricato, con Dolcebuono, di erigere il tiburio e gli viene corrisposto un salario mensile di 16 lire. Sino al 1490, durante questi nove anni, nessun personaggio riceve il salario come ingegnere responsabile della Fabbrica e alcune responsabilità sono svolte da scultori o falegnami come nel caso di Lazzaro Palazzi. Per il completamento del tiburio, nel 1483, la Fabbrica aveva invece assunto con contratto Johan Nexemperger da Graz. Nel 1503 Amadeo partecipa alla riunione per definire il modello della Porta verso Compedo (1503 febbraio 23; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, IV, f. 340v), in collaborazione con Dolcebuono (morto nel 1504), ma rivale di Cristoforo Solari, Bartolomeo Briosco e Andrea Fusina, e nel 1508 presenta un progetto per la guglia del tiburio, scontrandosi nuovamente con Solari e Fusina, quest’ultimo eletto suo assistente nel 1506. Le sue ultime sculture, perdute, risalgono al 1505 e sono una Vergine con il Bambino e i Quattro Evangelisti per il  cap0celo dell’altare maggiore (1505 dicembre 15; AVFDMi, Registri, 857, f. 151r). Ingegnere della Fabbrica sino alla morte, nel 1510 è convocato per discutere l’argomento degli stalli del coro (con Leonardo da Vinci, Cristoforo Solari e Andrea Fusina; 1510 ottobre 21; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, V, f. 245) e nel 1519 partecipa alla riunione durante la quale i deputati deliberano di far costruire un modello in legno (1519 maggio 19; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, VII, f. 39). Privo di eredi diretti dispone nel suo testamento (1514) che i suoi beni di Giovenzano passino alla Fabbrica riservando l’usufrutto delle entrate a favore delle doti delle figlie dei lapicidi e a favore dell’istituzione di una scuola di disegno per i giovani in Campo Santo (1514 novembre 14; AVFDMi, Archivio Storico, 49). Muore il 28 agosto 1522 «ex decrepitate».

 

Andreasi, Ippolito. Nel 1599 (1599 gennaio 19, Milano; BAMi, cod. G 311, f. 92) Federico Borromeo scrive da Roma al vicario milanese suggerendo il nome di Ippolito Andreasi, un pittore-architetto mantovano attivo anche a Casale Monferrato «pratico e intelligente nella professione», perché disegni un nuovo progetto per la facciata. I Mandati della Fabbrica registrano puntualmente dopo pochi giorni un pagamento a favore di Andreasi per la realizzazione di disegni (1599, 1 febbraio-18 febbraio; Annali, IV, p. 333). Dal novembre 1598 ai primi mesi dell'anno successivo Andreasi è a Milano anche per risolvere il problema della ricostruzione della cupola di San Lorenzo Maggiore.

 

Antonio di Vincenzo. Antonio di Vincenzo non è mai ricordato tra le carte milanesi e la sua importanza è legata a un disegno attribuitogli, il primo in ordine di tempo che conosciamo del Duomo milanese oggi conservato nell'archivio di San Petronio a Bologna. Sebbene il disegno sia stato datato al 1390, non c'è traccia nei documenti relativi alla basilica di San Petronio di una visita di Antonio a Milano nel 1390. Al contrario sono documentate le sue visite al Duomo di Milano tra il 17 e 27 marzo 1393 con un famulus, e poi al Duomo di Firenze per sei giorni dal 30 marzo 1393, per reclutare lapicidi per la fabbrica bolognese di cui era responsabile come ingegnere. Antonio di Vincenzo muore tra l’aprile del 1401 e il settembre del 1402.

 

Arrigone, Attilio. Presenta senza successo la domanda per succedere a Gerolamo Quadrio nella carica di architetto della Fabbrica (1679 giugno 16; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12). Nella domanda ricorda gli studi compiuti a Roma e gli incarichi svolti in Duomo sino al 1679 quale sostituto di Quadrio.

 

Arsago, Bartolomeo. Menzionato il 19 marzo 1449 come ingegnere (1449 marzo 19; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, II, f. 65).

 

Baldovino, Gaspare [Balduini]. Capitano di Fanteria, ingegnere militare sotto Filippo III e Filippo IV d’Absburgo, Baldovino è documentato al Forte di Fuentes a Colico nel 1606-12; risulta poi autore in aiuto di Tolomeo Rinaldi dell’apparato per le esequie di Margherita d’Austria, moglie di Filippo III e regina di Spagna, nel Duomo nel 1611 (ASMi, Potenze Sovrane post 1535, 8).

Barca, Pietro Antonio. Sebbene sia documentato in più occasioni, non ricoprì mai la carica di architetto o ingegnere della Fabbrica e non compare mai tra i maestri salariati. Per le sue competenze professionali e per il ruolo ricoperto di ingegnere del Comune, è chiamato a redigere stime e pareri sui lavori intrapresi all’interno del cantiere. Così accade in occasione dei processi contro Tibaldi, Lelio Buzzi e l’arciprete del Duomo tra il 1582 e il 1583 (documentazione in ASDMi, Sezione X, Metropolitana), dell’acquisizione da parte della Fabbrica dell’angolo di Palazzo Ducale necessario per il completamento della facciata e dei nuovi edifici costruiti nella contrada delle Quattro Marie e, infine, dei dibattiti del 1607 relativi al progetto della facciata con o senza piedistalli (AVFDMi, Archivio storico, 135).

 

Bassa, Giovanni. Menzionato il 18 luglio 1448 come ingegnere della Fabbrica con Giovanni Solari (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, II, f. 53).

 

Bassi, Martino (1540?- Milano, 1591). Autore di un volume intitolato Dispareri in materia di architettura e prospettiva pubblicato a Brescia nel 1572 con il quale rivolge una serie di accuse all’operato di Pellegrino Tibaldi (novembre 1569), svolge probabilmente il suo apprendistato presso Vincenzo Seregni, architetto del Duomo licenziato nel 1567. Nel testo Bassi ritorna più volte sull’affermazione di un apprendistato svolto presso la Fabbrica, tuttavia nessun atto sembra certificare una sua presenza prima del 1569, quando confuta per la prima volta le soluzioni progettuali di Tibaldi. Tra il 1582 e il 1583 compila alcune relazioni sui lavori eseguiti all’interno del Duomo (scurolo, pavimento, pulpito, campanile, strada coperta, piazza) e sugli errori commessi in fase di progettazione e di realizzazione (BAMi, S 122 sup). Il 20 novembre 1587 Bassi è finalmente nominato architetto della Fabbrica, preferito a Giuseppe Meda, sebbene debba attenersi ai progetti già elaborati da Tibaldi (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 15, f. 48). In particolare si occupa dei lavori al tabernacolo dell’altare maggiore, alle casse del nuovo organo, alla trave con il crocifisso, ai pulpiti e ai nuovi altari. In una lettera datata 13 settembre 1590 dichiara di rinunciare allo stipendio e ringrazia per la concessione di una abitazione in Camposanto, già di Tibaldi (BAMi, S 122 sup.). Dopo aver proposto al Capitolo alcune considerazioni sul proseguimento del cantiere (1590 dicembre 20; Annali, IV, p. 252), i deputati gli domandano delle proposte progettuali per la facciata: «quod dictus architectus [Bassi] lineamenta opportuna et ortographiam seu erectae frontis imaginem faciat, eamque, prout sibi videbitur, consulet et terminet, ut si fieri poterit, ei nihil ad eurithmiam, ad symetriam neque ad decorem desiderari possit». Nell’aprile del 1591 il Capitolo decide di inviare a Roma i disegni elaborati per sottoporli a un parere a papa Gregorio XIV (Annali, IV, pp. 253‑254), come ci conferma anche una lettera dello stesso Martino (ASDMi, Sezione X, Metropolitana, X, 23, 9) in cui chiede di scrivere a Roma perché i disegni inviati non vadano persi. Muore nel settembre 1591 e il 28 dello stesso mese gli succede Lelio Buzzi (Annali, IV, p. 259 e p. 261).

 

Battagio, Giovanni da Lodi. Il nome di Battagio compare in relazione ai progetti e lavori per il tiburio. Una prima volta il 7 gennaio 1481 quando il segretario ducale Bartolomeo Calco scrive ai Deputati esortandoli a eleggere come nuovo ingegnere, in sostituzione di Guiniforte Solari, Giovanni Antonio Amadeo o Giovanni da Lodi (ASMi, Registro delle Missive, 152, f. 155v: «cum ex subsecuto obitu Guiniforti de Solario qui istius fabrice architectus erat seu ingeniarius, ut materno sermone utamur, necesse videatur alium in eius locum sufficere nobisque propositi fuerint Joannes Antonius Amadeus et Johannes laudensis tanquam ambo in architectura excellentes»). Ancora il 14 maggio 1483 quando Ludovico Sforza scrive in merito alla elezione fatta dai deputati del Duomo di un ingegnere tedesco, chiedendo che sia valutata l’opportunità di tale elezione ed eventualmente di «retractare questa electione» qualora si accerti che tale ingegnere non sia «ben provisto al bisogno di tanta opera». Se così fosse, Ludovico propone di «accettare a questa impresa magistro Ioanne da Lode» raccomandato da «messer Ioanni Iacobo de Trivultio e da molti homini da bene» (ASMi, Comuni, 48). Infine sappiamo che nel giugno del 1490, nella sala d'udienza di Ludovico Maria Sforza, l'arcivescovo di Milano, il vicario arcivescovile e i deputati alla Fabbrica del Duomo valutano i modelli per il tiburio realizzati da Francesco di Giorgio, Giovanni Antonio Amadeo e Giovanni Giacomo Dolcebuono, Simone Sirtori e Giovanni Battagio (1490 giugno 27; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 228r).

 

Beffa, Giovanni. Ingegnere eletto il 18 luglio 1448 perché provveda a regolamentare con altri cittadini e i XII di Provvisione l'estrazione delle acque dalla fossa della città, così che non si danneggi i trasporti della Fabbrica (Annali, II, Milano, 1877, p. 118).

Beffa, Giovanni. Ingegnere eletto il 18 luglio 1448 perché provveda a regolamentare con altri cittadini e i XII di Provvisione l'estrazione delle acque dalla fossa della città, così che non si danneggi i trasporti della Fabbrica (Annali, II, Milano, 1877, p. 118).

Berlucchi, Antonio. Presenta senza successo la domanda per succedere ad Antonio Quadrio nella carica di architetto della Fabbrica (1743 febbraio 2; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 18).

 

Bianchi, Giuseppe. Presenta senza successo la domanda per succedere a Bartolomeo Bolla nella carica di architetto della Fabbrica dichiarando il suo alunnato presso l'architetto Muttoni e di aver prestato servizio per sette anni presso la Real Corte di Vienna (1760 aprile 25; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 20).

 

Bianchi, Marco Antonio. Marco Bianchi, detto “romano”, Francesco Croce e Antonio Quadrio, ingegnere della Fabbrica, partecipano nell’agosto del 1733 ad una riunione per definire un nuovo progetto della facciata, rispetto alla possibile alternativa tra lo «stile romano composito, o misto, o gotico» (1733 agosto 31; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 59).

 

Bianchi, Paolo Federico. Presenta nel 1773, senza successo, la domanda per succedere a Francesco Croce nella carica di architetto della Fabbrica (1773; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 23).

 

Biffi, Andrea (- Milano, 1686). Architetto collegiato il 10 novembre 1668, nel 1679 presenta la domanda come successore alla carica di architetto della Fabbrica ricoperta fino a quel momento da Gerolamo Quadrio. Con lui partecipano alla selezione Giovanni Battista Quadrio, Attilio Arrigone, Giovanni Battista Paggi, Camillo Ciniselli, Bartolomeo Malatesta, Giovanni Domenico Richino e Giovanni Sebastiano Robecco (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12). Nella richiesta ricorda gli studi a Roma e i familiari che sono stati al servizio della Fabbrica nei decenni precedenti: al nonno Andrea erano state affidate alcune Storie in marmo di Carrara per la cinta del coro, mentre la Storia di Ester posta sopra una delle porte laterali della facciata e il Padre Eterno che chiude la volta della cappella della Madonna dell'Albero furono terminate dal padre Carlo. Il 6 giugno 1679 il Capitolo lo nomina ufficialmente architetto della Fabbrica con un salario di 600 lire, compenso che Biffi chiede di aumentare nel 1681 e nel 1685 (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 13). Gli succede nella carica Giovan Battista Quadrio il 3 agosto 1686.

 

Binago, Lorenzo (Milano, 1554 - Milano, 1629). Padre Lorenzo Binago è documentato al servizio della Fabbrica in due sole occasioni: una prima volta nel 1603 quando è convocata una commissione che comprende Binago, Pietro Antonio Barca, Francesco Sitone e quattro deputati, per discutere, alla luce delle proposte di Bassi, Rinaldi, Barca e, forse dello stesso Binago con Francesco Maria Richino, tutte con piedistalli, il progetto per la facciata elaborato da Pellegrino Tibaldi. Il foglio 31r della Raccolta Bianconi, tomo II, attribuito a Francesco Maria Richino, conserva sul verso la scritta «del p. d. Lorenzo» che può essere inteso come un possibile riferimento alla riunione del 1603. La seconda occasione riguarda sempre una riunione convocata dai Provinciali della Cassina nel 1625 (tra gli invitati l’arcivescovo di Milano e Lorenzo Binago, Muzio Oddi, Giovanni Battista Cerano, Francesco Richino, Tolomeo Rinaldi, Giovanni Battista Pessina quali esperti di architettura) forse per discutere un errore nella misura della prima colonna della nuova facciata disegnata da Mangone o gli aspetti relativi al suo trasporto (1625 marzo 20; AVFDMi, Archivio Storico, Deliberazioni dei deputati, 422).

 

 

Bisnati, Alessandro (- Milano, 1617). Architetto della Fabbrica nominato nel 1609 (1609 settembre 17; AVFDMi, Ordinazioni Capitolari, 22, ff. 55v- 56r) e in carica sino alla morte avvenuta il 9 maggio 1617. Affiancato da Fabio Mangone, compila nel 1616 una importante relazione sull’impresa delle colonne della facciata del Duomo (1616 luglio 10; AVFDMi, Archivio Storico, 136, fasc. 8). Si occupa prevalentemente del completamento strutturale dell’edificio e della cappella della Madonna dell’Albero.

 

 

Bisnati, Giovanni Paolo. Figlio di Alessandro, è nominato alla morte del padre architetto della Fabbrica nel maggio del 1617 con uno stipendio di 400 lire annue, con un ruolo però subordinato a Fabio Mangone (1617 maggio 22; AVFDMi, Archivio Storico, 2, 5 bis), ed è l’autore di una serie di importanti tavole che illustrano i prospetti laterali, la sezione e la planimetria del Duomo milanese. Il 29 aprile 1621 ottiene uno stipendio di 600 lire, come suo padre, sebbene la sua attività sia soprattutto inerente alla gestione dei beni di proprietà della Fabbrica.

 

 

Bolla, Bartolomeo (? - Milano, 1761). Il 27 febbraio 1743 Bartolomeo Bolla riceve tutti i venti voti favorevoli alla sua assunzione da parte dei componenti del Capitolo, superando gli altri aspiranti Dionigi Maria Ferrario e Antonio Berlucchi e succedendo ad Antonio Quadrio. Il 17 marzo 1760 supplica il Capitolo di volergli concedere l'esonero dalla carica di architetto e il relativo vitalizio, dichiarando di aver servito la Fabbrica per oltre venti anni e aver portato a compimento l'impresa della Gran guglia. Gli succedono Francesco Croce e Giuseppe Antonio Pessina.

 

 

Bonaventure, Nicolas de. Il 18 giugno 1389 il Duca concede a "Niccolò Bonaventi detto Parigi" di dimorare a Milano al servizio della Fabbrica del Duomo (ASCMi, Località milanesi, 162). Nominato ingegnere capo al posto di Simone da Orsenigo il 6 luglio 1389 (Annali, I, p. 30), la sua attività a Milano dura un solo anno durante il quale si definiscono alcun aspetti formali del Duomo come le basi dei piloni, la maggiore grandezza di quelli corrispondenti al tiburio (1390 luglio 19; Annali, I, p. 36) e le finestre della tribuna del coro (1390 marzo 16; Annali, I, pp. 31-32). Infatti nella riunione del 16 marzo 1390 sono presi in esame i disegni peparati da Giacomo da Campione e da Bonaventure delle «fenestrae magnae trahunae dictae ecclesiae» e si approvano quelli di Nicola. Fa ritorno in Francia nell’estate del 1390.

 

 

Borsano, Giovanni Giorgio. Compare tra gli ingegneri salariati nel 1503 con l’incarico di «legnario fabrice», nominato al posto del defunto Antonio di Pallanza con un salario mensile di 9 lire e 18 soldi (1503 giugno 27; AVFDMi, Registri, 855, f. 60).

 

Bramante da Urbino, Donato.  L’attività di Bramante per il Duomo è finora circoscritta al problema del tiburio che dalla morte di Guiniforte Solari coinvolge molti architetti e ingegneri. Sicuramente Bramante prepara un suo modello ligneo realizzato poi dai maestri Daniele Visconti e Santambrogio da Lonate (1487 settembre 1; AVFDMi, Registri, 667, f. 45: «Danieli Vicecomitti et Sancto Ambrosio de Lonate, ambobus magistris a lignamine, pro eorum solutione operum decem octo per ipsos factorum in servitiis fabrice, videlicet in modelum magistri Bramanti, ad computum sol. decem imp. pro singulo opere, quae facta fuerunt in mense iunii proximo preterito […] l. viiii») e redige la famosa Opinio («Bramanti opinio super domicilium seu templum magnum»; c. 1488; AVFDMi, Originale perduto) sui progetti per il tiburio del Duomo ideati da Giovanni Antonio Amadeo, Pietro da Gorgonzola, il Legute, Antonio da Pandino e Giovanni Molteno.

 

 

Bramantino, Bartolomeo Suardi detto (1456 - Milano, 1530). Nel 1503 Bramantino, pictor, è uno dei giudici nominati per il concorso della nuova porta del transetto settentrionale alla cui competizione partecipano tre diversi gruppi di ingegneri-scultori (1503 febbraio 23; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, IV, f. 340v). Nel 1519, Bramantino è invece presente come magister tra gli esperti delle arti e dell’architettura alla riunione nella quale si decide la realizzazione di un nuovo modello ligneo del Duomo (1519 maggio 19; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, VII, f. 39r ). Al di fuori di queste due occasioni non possediamo nessuna altra documentazione relativa a incarichi o a pagamenti per opere o per progetti, sia architettonici che artistici.

 

 

Buzzi, Carlo (1585? - 1658). Carlo Buzzi viene nominato architetto ad interim nel 1629, avendo già collaborato con la Fabbrica come allievo di Fabio Mangone di cui era probabilmente cognato. Nel maggio e nel dicembre del 1629 il Capitolo decide infatti di non eleggere un nuovo ingegnere della Fabbrica, ma di nominare Giovanni Battista Crespi responsabile di tutti gli apparati scultorei e dei disegni e Carlo Buzzi, «professore di architettura» e allievo di Mangone, suo aiuto con l’incarico «di eseguire gli ordini del sopradetto Cerani e di sovrintendere intorno ai negocii di campagna, consegne di case ed altro» (1629 novembre 10; AFDMi, Archivio Storico, 2, 7 ter). Per questo incarico si erano presentati numerosi pretendenti, soprattutto milanesi: Giulio Cesare Mangone, Carlo Buzzi, Francesco Richino, Vincenzo Ciniselli, Giacomo Filippo Monte, Giuseppe Robecco, Giovanni Ambrogio e Giovanni Paolo de Capitani, Giovanni Battista Guidabombarda e Nicolò Sebregondi. In un successivo memoriale Buzzi dichiarerà di «servire la Fabbrica» dal 1623 con l’eccezione dei quattro anni passati a Roma (1644 agosto 11; AVFDMi, Archivio Storico, 2, 9). Nel 1638 il Collegio degli Architetti e Ingegneri di Milano, essendo venuto a conoscenza che il Capitolo stava definitivamente nominando Buzzi architetto della Fabbrica, prepara un memoriale nel quale ricorda che Buzzi non può fregiarsi di questo titolo non avendo superato gli esami per essere ammesso nel Collegio, diffidando il Capitolo nel procedere a questa elezione. Il 26 agosto 1638 il Capitolo decide di non tenere conto delle minacce del Collegio e conferma il licenziamento di Richino e l’elezione di Buzzi con uno stipendio di 1200 lire, preferendolo a Carlo Antonio Mafezzone (AVFDMi, Archivio Storico, 2, fasc. 4 e 9). Il 17 agosto 1645 cogliendo l’occasione della richiesta di nuovi disegni per i due campanili, presenta un nuovo progetto complessivo della facciata – poi rivisto nel 1647, nel 1651 e nel 1653, quando è definitivamente approvato. Buzzi rimane in carica sino alla morte avvenuta nel settembre del 1658, quando gli subentra Gerolamo Quadrio. 

 

 

Buzzi, Lelio (1553 - ?). Ammesso come lapicida nel cantiere del Duomo il 10 maggio 1568 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 12, f. 289), ricopre negli anni di Tibaldi il ruolo di capomastro e, come lo stesso Tibaldi e l’arciprete del Duomo, è accusato di concussione tra il 1582 e il 1583, e sottoposto a un lungo processo. Quando Tibaldi decide di lasciare Milano per lavorare in Spagna nel dicembre del 1585 è licenziato dalla Fabbrica (Annali, IV, p. 222), ma probabilmente non lascia in maniera definitiva il cantiere. Alla morte di Martino Bassi è richiamato come architetto ad interim della Fabbrica, ma con il solito salario di capomastro (1591 settembre 28; Annali, IV, pp. 259 e 261). Al dicembre 1597 risale una memoria compilata da Buzzi che ci offre un quadro preciso dei lavori e delle opere in corso nel cantiere (ASDMi, Sezione X, Metropolitana, 67): in particolare si stanno ultimando gli altari di Santa Agnese, di San Giovanni Evangelista, di San Giuseppe e della Croce, la pavimentazione del coro dei laici, il pulpito meridionale, il tabernacolo, il nuovo organo e gli stalli del coro, e le fondazioni della facciata. Il 20 febbraio 1598, Lelio Buzzi viene definitivamente allontanato dalla Fabbrica, ma negli anni seguenti ricompare nei contratti della Fabbrica sino a quando nel 1603, a proposito della facciata, il Capitolo ordina che «ut ne veneranda fabrica gravetur duplici salario, ordinaverunt ut supra Lelium Buzium ab hodie in antea se abstinere debere re» (1603 dicembre 18; Annali, V, p. 19).

 

Campione, Giacomo da.  È presente alla riunione indetta il 20 marzo 1388 per i presunti errori compiuti da Simone da Orsenigo nello scavo delle fondazioni del muro verso Compedo, ma è documentato come ingegnere il 31 gennaio 1389 (AVFDMi, Registri, 6, f. 102r). Dal maggio 1397, Giacomo da Campione e Giovannino de Grassi sono pagati 12 fiorini al mese, anche se entrambi mantengono un assistente (Annali, I, p. 177), ed entrambi si recano il 16 aprile 1396 dall'arcivescovo per decidere le forme dei capitelli per i piloni della chiesa (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 152v).  La morte di Giovannino de Grassi nel luglio 1398 determina la promozione di Giacomo da Campione a capo ingegnere della Fabbrica e quella di Marco da Carona a secondo, ma per poco tempo, perché Giacomo muore intorno al 25 novembre 1398 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 213v) dopo una malattia che lo aveva colpito almeno dal mese di agosto e non gli aveva permesso di ritornare a svolgere il suo incarico. Sappiamo infatti che la Fabbrica gli concede una sovvenzione (AVFDMi, Registri, 45, f. 138r).

 

Campione, Marco da [da Frixono]. Il 20 marzo 1388 si svolge una importante riunione durante la quale Marco da Campione critica duramente i lavori fatti in precedenza da Simone da Orsenigo durante lo scavo delle fondazioni, che dovevano aver interessato tutta la tribuna e le due sagrestie. Le critiche sono accolte e, dopo essere stato ricompensato per le sue opere, Marco è stipendiato con un salario di 14 lire e 8 soldi mensili, sino alla morte avvenuta il 10 luglio 1390.

 

Campione, Zeno da. Zeno è documentato una prima volta nel marzo del 1388, convocato con altri maestri e ingegneri per un parere su presunti errori progettuali e costruttivi. Dal 24 febbraio 1389 al febbraio 1393, quando è richiamato e sostituito da Gaspare da Carona (1393 febbraio 2; Annali, I, p. 93), è uno degli "ufficiali" delle cave del Lago Maggiore. Nel 1395 è nell’elenco degli ingegneri della Fabbrica con Giacomo da Campione, Marco e Gaspare da Carona e Cristoforo da Conigo (1395 agosto 22; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 132), ma l’anno successivo è tra i maestri richiamati da Giovannino de’ Grassi e Marco da Carona perché dai loro paesi di origine si rechino presso le cave del Lago Maggiore (1396 febbraio 27; Annali, I, p. 159).

 

Cannobio, Franceschino da. Franceschino da Cannobio è documentato fin dal 1426 come maestro «a lapidibus vivis» (Annali, Appendice 2, p. 15) e ricopre la carica di ingegnere della Fabbrica tra il 1430 e il 1459. Ricordato dal Duca di Milano nella missiva con la quale suggerisce ai Deputati di nominare Giovanni Solari e Antonio Filarete ingegneri della Fabbrica, perché non sia deposto dal suo incarico («nè volendo che magistro Franceschino de Canobio sia remosso del suo officio»; 1452, febbraio 24; ASMi, Registri Ducali, 190, pp. 152-153), sappiamo che era assunto con uno stipendio di 12 lire mensili (1452 novembre 30; AVFDMi, Registri, 229, f. 302r). Muore il 9 marzo 1459 (ASMi, Popolazione p.a., 73), preceduto nel 1456 dal figlio Ambrogio, e gli succede nella carica Guiniforte Solari il 22 marzo 1459 (AVFDMI, Ordinazioni capitolari, II, f. 257).

 

Capitani da Sesto, Gerolamo. Pittore, elabora un progetto per la facciata nel 1608 (Raccolta Bianconi, II, 33r), ispirandosi a un precedente disegno di Francesco Maria Richino (Raccolta Bianconi, II, 29r). 

 

 

Capitani da Sesto, Giovanni Ambrogio e Giovanni Paolo. Fratelli, presentano domanda per la successione alla carica nel 1629 (AVFDMi, Archivio storico, 2, 7 bis).

 

Carona, Gaspare da. Fratello di Marco, è l’ingegnere che sovraintende all’estrazione di marmo vicino al Lago Maggiore avendo sostituito Zeno da Campione, e a sua volta è sostituito da Alliolo da Campione perché infermo (1393 luglio 25; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 72v: «Item quod magister Alliolus de Campiliono qui laborat in suprascriptis partibus lacus mayoris ponatur pro inzignerio loco magistri Gasparis de Carona infirmi ibidem inzignerii ut scripserunt officiales lacus maioris»). Nel 1399 (1399 luglio 31; AVFDMi, Registri, 50, f. 133v) è stipendiato mensilmente come «inzignerio deputato ad designandum laboreriorum dicte fabrice».

 

 

Carona, Marco da. Il nome di Marco da Carona non compare tra quelli dei lapicidi prima dell’ottobre 1387. Nel 1391 è registrato come ingegnere della fabbrica con Simone da Orsenigo, Giacomo da Campione e Giovannino de' Grassi (1391 ottobre 8; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 32v) e il 10 aprile 1393 la Fabbrica non accoglie la sua domanda di aumento (1393 aprile 10; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 68v). Solamente il 2 febbraio 1396 il vicario dell’Arcivescovo fissa il suo salario in 7 fiorini 1/2 al mese, pari a 12 lire (1396 febbraio 2; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 145v) e nello stesso anno si reca con gli altri ingegneri della Fabbrica, Giovannino de Grassi e Marco da Carona, dall'Arcivescovo per decidere la forma dei capitelli (1396 aprile 16; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 152v). Nel 1399 (1399 ottobre 19; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 232v) partecipa con Giacomelo da Venezia, Jean Mignot, Antonio da Paderno e Salomone de’ Grassi alla riunione per decidere come terminare la forma della sacrestia e nel 1401 si trova in disaccordo con Mignot e forse Antonio da Paderno sui disegni per le volte e altri dettagli, così che Bertolino da Novara e Bernardo da Venezia sono chiamati come esperti per derimere la questione. Nel maggio dello stesso anno i Deputati decidono di continuare la costruzione della chiesa seguendo l’opinione di Marco da Carona e non quella di Mignot. Nonostante il ruolo di ingegnere nel 1404 partecipa con Antonio da Paderno all’incanto per la realizzazione di statue di giganti, designate dagli stessi ingegneri (1404 febbraio 14; AVFDMi, Registri, 73, f. 117v). Sempre nel 1404 Filippino da Modena è nominato ingegnere della Fabbrica alle sue dipendenze per dodici anni. Muore come Antonio da Paderno nel luglio del 1405.

 

Carrara, Leopoldo. Presenta senza successo la domanda per succedere a Bartolomeo Bolla nella carica di architetto della Fabbrica dichiarando il suo alunnato presso Bernardo Maria Quarantini e Antonio Quadrio (1760 aprile 25; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 20). 

 

Castelli, Francesco (1612-1692). Originario di Castel San Pietro (CH), a metà del Seicento, presenta almeno tre versioni di un progetto complessivo per la facciata in opposizione a quello di Carlo Buzzi, generando un lungo dibattito risolto con la decisione presa nel 1653 di seguire la proposta di quest'ultimo: alla prima, fortemente osteggiata da Richino ed elaborata prima del maggio 1648, segue un «novus modulus» che tiene conto delle critiche espresse da Richino e Buzzi, esaminato dal Capitolo dei deputati e poi inciso da Cesare Bonacina, e datato 16 novembre 1651. Alla morte di Carlo Buzzi il 3 ottobre 1658 presenta, senza successo, la domanda per essere assunto nel ruolo di architetto della Fabbrica, nonostante la sua formazione sia quella di pittore prospettico. Nella stessa domanda (1658 ottobre 3; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 10) ricorda che altri architetti della Fabbrica non erano in realtà architetti di formazione e menziona il fatto di avere avuto l'onore di essere stato richiesto come architetto dal Re di Spagna.

 

Castelseprio, Tavanino da. Ingegnere falegname licenziato nel 1394 e sostituito da Cristoforo e Beltramo da Conigo (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, ff. 84v-85).

 

Castiglioni, Carlo Federico (Milano, - 1755). Nominato ingegnere collegiato nel 1706, dopo sei anni di apprendistato presso Attilio Arrigoni, dal 1740 risulta, oltre che «ingegnere collegiato e regio camerale» e anche «pubblico lettore di Matematica e militare nelle scuole Palatine di Milano». Nel Duomo di Milano, proprio in virtù di questo ruolo, disegna alcuni apparati effimeri nel 1735 e progetta nel 1740-41 quelli per le esequie di Carlo VI (BAMi, S. 153 sup.) documentati anche dall’edizione a stampa curata da Marc’Antonio Dal Re (Relazione del funerale celebrato nella chiesa metropolitana, Milano, 1741).

 

 

Cesariano, Cesare (1475 - Milano, 1543). Il 26 novembre 1513 Cesariano riceve un pagamento di 45 lire e 12 soldi per la sua attività «in pingendo salam residentie prefatorum dominorum deputatorum noviter refectam» (AVFDMi, Registri, 704, f. f. 137v [già 135v]). Quando il maestro pubblica la sua edizione tradotta, illustrata e commentata del trattato di Vitruvio (Di Lucio Vitruvio Pollione de Architectura Libri Dece, Gottardo da Ponte, Como, 1521), sceglie il Duomo di Milano per rappresentare con tre xilografie l’ichnographia, l’orthographia e la scaenographia vitruviane, attraverso una pianta (f. XIVr), una sezione trasversale del corpo delle navate (f. XVr) e una sezione con delineato lo schema proporzionale del Duomo (f. XVv). Il 10 febbraio 1526 Cesariano scrive ai deputati della Fabbrica autocandidandosi alla carica di ingegnere al posto di Bernardino Zenale, morto nello stesso anno, nomina che gli viene negata. I suoi rapporti con la cattedrale non si interrompono completamente e il 29 aprile 1535 egli risulta presente a una seduta del capitolo della Fabbrica, insieme a Cristoforo Lombardo, Agostino Busti e Antonio da Lonate, nella quale si decide di aprire una cassa contenente disegni già appartenuti al defunto Girolamo della Porta e che questi siano consegnati a Cristoforo Lombardo (Annali, III, 1880, p. 259). Il 10 luglio dello stesso anno Cesariano è nuovamente presente insieme a Cristoforo Lombardo a una delibera relativa alla costruzione della porta verso Compedo (Annali, III, 1880, p. 260), per la quale realizza un disegno pagatogli il 1 settembre 11 lire e 4 soldi («Domino Cesari Cesariano pro quodam designo per eum facto pro porta grandi maioris ecclesie versus scalinos predicte ecclesie, et hoc de commissione capituli»; Annali, III, 1880, p. 260). Sempre per la porta di Compedo egli compare nuovamente il 17 luglio 1537, partecipando a una discussione a cui sono presenti anche Cristoforo Lombardo, Antonio da Lonate, Bambaia, Stefano da Rosate, Francesco Della Porta, i pittori Giovan Pietro Rizzolo e Nicolò Appiani, un maestro Cristoforo pittore e gli intagliatori in legno Pietro da Gallarate e Bernardino Porro (Annali, III, 1880, p. 265). (Jessica Gritti)

 

 

Chiesa, Carlo Francesco. Presenta la domanda per succedere a Giovanni Battista Quadrio  nel ruolo di architetto della Fabbrica  (1723 febbraio 27; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 16).

 

Cinisello, Camillo ( - 1703). Architetto collegiato nel 1679 presenta la domanda per succedere a Gerolamo Quadrio nella carica di architetto della Fabbrica (1679 giugno 16; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12). Nel 1686 presenta una nuova domanda per succedere ad Andrea Biffi (1686 agosto 3; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 14). 

 

Cinisello, Vincenzo. È documentato tra i candidati alla carica di architetto della Fabbrica nel 1629, dopo la morte di Fabio Mangone (AVFDMi, Archivio storico, 2, 7).

 

Coene, Jacques da Bruges [Cova].  Pittore fiammingo di Bruges residente a Parigi è chiamato a Milano nel 1399 (7 agosto) con due allievi. Il 14 settembre è pagato 25 fiorini, cifra che comprende anche il domestico.

 

 

Conigo, Beltramo da. Beltramo da Conigo e suo figlio Cristoforo sono assunti nell’aprile 1394 per rimpiazzare Tavanino da Castelseprio, ingegnere falegname, che era stato licenziato (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, ff. 84v-85). Beltramo compare tra gli ingegneri presenti alla riunione del 19 luglio 1394 quando si delibera la forma del Camposanto (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 98). Il 29 febbraio 1396 è retribuito con 11 lire per la sua attività come ingegnere della Fabbrica (AVFDMi, Registri, 37, f. 78v). È licenziato dalla Fabbrica il 17 gennaio 1397 (AVFDMi, Registri, 45, f. 89).

 

Conigo, Cristoforo da. Figlio di Beltramo, entrambi ingegneri falegnami della Fabbrica, è assunto con il padre nell’aprile 1394 per sostituire Tavanino da Castelseprio, ingegnere falegname, che era stato licenziato (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, ff. 84v-85). È documentato un'ultima volta come ingegnere al servizio del Duomo il 7 febbraio 1396; nella seconda metà del 1396, è menzionato frequentemente come ingegnere della Certosa di Pavia.

 

Corbetta, Antonio Maria (1579c. - Milano, 1627). Nel 1606 subentra ad Aurelio Trezzi nella carica di ingegnere della Fabbrica del Duomo di Milano e in questa occasione sono stabiliti dei nuovi «ordini e capitoli quali doverà da osservare l'ingegnero della veneranda Fabbrica» (1606 dicembre 3; AVFDMi, Archivio Storico, 2, 5). Probabilmente elabora almeno tre diverse soluzioni per la facciata, due precedenti alla definitiva risoluzione del 1609, ed è l’autore di un modello ligneo (1608 dicembre 29) e di un contributo teorico riportato tra i Dispareri. Si dimette il 31 agosto 1609 dall'incarico dopo la decisione di adottare il progetto per la facciata elaborato da Tibaldi, sebbene modificato nell'ordine superiore (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, XXII, ff. 49-50). L’anno successivo Corbetta è nuovamente chiamato in causa perché accusato – tanto da essere minacciato di scomunica – di aver sottratto i disegni originali.

 

Cosatti, Lelio (1677-1748). Matematico e architetto senese, partecipa a Roma al Concorso clementino per la nuova sacrestia della Basilica Vaticana e redige una memoria per dimostrare inconsistenti gli allarmi sorti sulla stabilità della cupola di San Pietro. Sollecitato durante la visita del marchese Visconti a papa Clemente XII in occasione della presentazione del progetto di Antonio Maria Vertemate Cotognola a compilare un suo contributo alla risoluzione del problema della facciata, invia a Milano una sua idea accompagnata da due diverse relazioni. Dell’intervento di Cosatti l’Archivio della Fabbrica conserva le due relazioni autografe, ma solo una variante per «il frontespizio del secondo ordine» (AVFDMi, Archivio Storico, 136, 40).

 

Crespi, Giovanni Battista detto il Cerano. L’improvvisa morte di Fabio Mangone nel marzo del 1629 apre il problema della sua successione, come documenta la lettera di Teodoro Trivulzio nella quale il cardinale espone le difficoltà di trovare un architetto romano disposto a trasferirsi a Milano. Nel maggio e nel dicembre del 1629 il Capitolo decide così di non eleggere un nuovo ingegnere della Fabbrica, ma di nominare Giovanni Battista Crespi responsabile di tutti gli apparati scultorei e dei disegni, e Carlo Buzzi, «professore di architettura» e allievo di Mangone, suo aiuto (AFDMi, Archivio Storico, 2, 7 bis). Grazie alla disponibilità economica offerta dal lascito Carcano, Cerano aveva preparato i disegni su tela per le cinque Storie da inserire nei timpani delle porte della futura facciata. Nel gennaio del 1629 i cinque disegni in chiaro e scuro sono esaminati e approvati, e così affidati agli scultori Gaspare Vismara, Giovanni Pietro Lavagna e Gerolamo Prevosti per la realizzazione dei modelli in terracotta.

 

Croce, Francesco (1696-1773). Presenta con successo la domanda per succedere a Bartolomeo Bolla nella carica di architetto della Fabbrica dichiarando di aver servito già in diverse occasioni la Fabbrica, in particolare nel 1733 quando esprime un suo parere scritto se la facciata debba essere realizzata in forme gotiche o in forme "romane", oppure in occasione del progetto elaborato da Luigi Vanvitelli, sempre per la facciata (1760 aprile 25; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 20). Nel 1765 elenca in una nota alcuni lavori straordinari tra cui l'elaborazione della lista di tutti i modelli esistenti nella Galleria della Fabbrica, l'ideazione e il disegno del modello della Gran Guglia, l'elaborazione di disegni (pianta e spaccati) della guglia per il p. Boscovith e per il p. Re, e, infine, l'assistenza a Francesco Martinez, architetto del Re di Sardegna, in occasione della sua venuta a Milano per la Guglia maggiore (1765 luglio 8; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 21).

 

Cusani, Francesco. Presenta la domanda per succedere nel ruolo di architetto della Fabbrica al defunto Giovanni Battista Quadrio (1723 febbraio 27; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 16).

 

D'Arsago, Bartolomeo. Ricordato come ingegnere in una delibera datata 19 marzo 1449 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 2, f. 65).

 

Della Porta, Giovanni. Ricordato come ingegnere in una delibera datata 4 maggio 1449 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, II, f. 80).

 

Della Porta, Giovanni Giacomo (- Genova, 1555). Figlio di Bartolomeo, documentato nel cantiere della Certosa di Pavia e poi a Genova, appartenente al ramo dei Della Porta di Porlezza, è eletto ingegnere e scultore della Fabbrica il 23 maggio 1524 (AVFDMi, Ordinazione capitolari, VII, f. 155) per la sua «in architectura et sculptura longa experientia optimaque peritia». La nomina va probabilmente collegata alla morte di Cristoforo Solari, la cui scomparsa non è menzionata in nessun documento della Fabbrica.  La sua presenza nel cantiere del Duomo è documentata sino al 1530, quando decide di fare ritorno a Genova. Il suo stipendio è molto più alto (262 lire annue) rispetto a quelli di Girolamo Della Porta e di Cristoforo Lombardo, entrambi ingegneri della Fabbrica (192 lire annue). Nel 1528 risulta assente per sei mesi (AVFDMi, Registri, 321).

 

Della Porta, Girolamo. Il primo atto ufficiale della presenza di Girolamo all’interno del cantiere della cattedrale e, probabilmente, l’inizio di un iter di apprendistato tra i pueri che servivano i maestri nelle botteghe di Camposanto, è l'ordinazione capitolare della sua ammissione tra i lapicidi del Duomo (1490 maggio 27; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 227) che si conclude nel 1502 quando, con un salario di otto soldi al giorno, viene ufficialmente assunto dalla Fabbrica come aiuto di Cristoforo Solari. Ancora le Ordinazioni capitolari registrano nel 1508 la sua ammissione tra i magistri a figuris della Cassina di Camposanto (1508 marzo 30; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 5).  Nel 1512, Andrea da Fusina, primo collaboratore di Amadeo, è nuovamente assente e Girolamo viene così nominato ingegnere in aiuto dello stesso Amadeo (1512 ottobre 18; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 6). Da questa data sino al 1528 è registrato il suo stipendio annuo come ingegnere della Fabbrica; nell’agosto del 1514 viene interpellato dal Capitolo circa la riammissione tra gli scultori di Cristoforo Lombardo al suo ritorno da Roma e il 2 luglio 1515 ottiene dalla Fabbrica una abitazione nella Cassina in Camposanto. Gli incarichi come ingegnere del Duomo prendono spessore nel 1519, quando il 19 maggio è registrata la sua presenza alla riunione per il nuovo modello ligneo (con Bernardo da Treviglio, Giovanni Antonio Amadeo, Cristoforo Solari, Giovanni da Molteno, Bartolomeo Suardi, Bartolomeo de Coiro e Antonio da Lonate). In questi anni collabora sia con Giovanni Giacomo della Porta, eletto ingegnere nel maggio del 1524, sia con gli altri ingegneri Bernardo da Treviglio e Andrea da Fusina. L’improvvisa scomparsa di Zenale e di Fusina determina all'interno della Fabbrica, tra il maggio e il dicembre del 1526, la presenza simultanea di tre ingegneri: il più anziano (ma non sappiamo di quanto) Girolamo della Porta, il "giovane" Cristoforo Lombardo e il più importante Giovanni Giacomo della Porta. Girolamo muore nel 1527 e a distanza di sette anni dalla sua morte, nel 1535, a Cristoforo Lombardo viene consegnata una cassa di suoi disegni perché siano appesi alle pareti di una apposita sala in Camposanto.

 

Dolcebuono, Giovanni Giacomo (- Milano, 1504). Figlio di Ambrogio, è documentato nel 1470 come scholar a una riunione della Scuola dei Quattro Santi Coronati relativa alla nomina di Guiniforte Solari come procuratore (1470 ottobre 1; ASMi, Notarile, 1542). È attivo nella Fabbrica del Duomo già a partire dal 1471 (1471 gennaio 23; Annali, 1877, II, pp. 271-272), quando è formalmente annoverato nell’elenco dei lapicidi operanti nel cantiere del Duomo. È noto inoltre il suo coinvolgimento nella realizzazione dell’altare di San Giuseppe, relativamente al quale l’entità del suo apporto è tutt’ora sconosciuta (1472 giugno 4 e luglio 6; Annali 1877, II, pp. 276-277). Fondamentale per la carriera di Dolcebuono fu la delibera del 13 aprile 1490 (1490 aprile 13; Milano, AVFDMi, Ordinazioni capitolari, III, f. 221 v.), con la quale i deputati della Fabbrica nominarono Dolcebuono e Amadeo «architectos seu ingeniarios ad ipsum tiburium ecclesiamque», incarico mantenuto fino alla sua morte nel 1504 (1504 settembre 3; ASMi, Popolazione, p.a. 80; 1504 dicembre 31, AVFDMi, Registri, 855, f. 259 r.). La nomina congiunta con Amadeo non è chiaramente un dato che desta sorpresa, trattandosi della prassi comune vigente in Duomo; tuttavia ciò che risulta evidente dai Registri della Fabbrica è la percezione del medesimo stipendio mensile di 16 lire da parte di entrambi gli architetti, dato che suggerisce l’esercizio di un’equivalente grado di autorità alla guida del cantiere. Nel corso di questi quattordici anni l’attività progettuale di Dolcebuono rimase circoscritta al già citato modello per il tiburio e a quello per il progetto della Porta verso Compedo del 1503, realizzato ancora una volta in coppia con Amadeo e per il quale gli fu saldata una somma di 101 lire, 8 soldi e 5 denari (1503 agosto 7; AVFDMi, Registri, 855, f. 72 v. e AVFDMi, Registri, 297, ff. 161 v, 215 r.). (Lorenza Giovanelli)

 

Fancelli, Luca. Luca Paperio è documentato al lavoro per la Fabbrica già nel marzo 1487 quando a Giovanni Capponi sono rimborsate le spese per l'alloggio del maestro fiorentino. Nel giugno è pagato come «deputato videndi modelos tuburii ecclesie factos per nonnullos alios inginiarios». Lo stesso Fancelli scrive a Lorenzo Medici (1487 agosto 12; ASMn, Archivio Gonzaga) una lettera nella quale accenna alla sua collaborazione per risolvere il problema della minaccia del crollo del tiburio: «La principal chagione è che la gupola del Duomo qui par che ruinava, donde s’è disfata e vassi investigando de rifarla: e per esser questo edificio sanza osa et sanza misura, non sanza difficoltà ci si provederà: dove io spero infra due mesi aver spedito qui, per quanto a me achade». Dopo questo secondo viaggio durato otto giorni (Annali, III, p. 35) e uno successivo forse alla fine dell'anno (Annali, III, p. 41), il 13 aprile 1490 con Francesco di Giorgio è indicato dai deputati il referente per la valutazione dei progetti per il tiburio (1490 aprile 13; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 221v.) e ancora il 19 aprile il Duca richiede la sua presenza a Milano in una missiva indirizzata a Gonzaga (1490 aprile 19; ASMi, Missive ducali, 178, f. 206r-v). Fancelli ritorna così a Milano alla fine di aprile (1490 aprile 28; AVFDMi, Registri, 673, f. 18), per poi essere nuovamente richiamato a Mantova il 4 giugno (ASMi, Missive ducali, 178, f. 221r-v).

 

 

Faroni, Gaetano. Architetto Primo aggiunto al Demanio nel luglio del 1805, Gaetano Faroni non fu mai eletto architetto del Duomo, sebbene si conserva una sua richiesta (16 febbraio 1787) per essere assunto dalla Fabbrica come architetto dopo la "giubilazione" di Giulio Galliori (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 27).

 

Fernach, Giovanni Annex da [Giovanni da Firimburgo]. Assunto dalla Fabbrica come «inzignero» e «magister a lapidibus vivis» il primo gennaio 1391 con uno stipendio di 9 fiorini al mese, è licenziato il 19 giugno dello stesso anno per poi ricevere 8 soldi al giorno di effettivo lavoro. Il 5 agosto 1393, nella sala del Palazzo Arcivescovile ancora posto alle spalle del Duomo, l'arcivescovo con Giacomo da Campione e Giovannino de' Grassi discutono collegialmente il progetto di Fernach per la porta della sacrestia meridionale («in abreviando opus designamenti facti et incepti per Johannem Fernach pro sacrastia existente deversus stantiam praefati domini archiepiscopi, viso per eos designamento praedicto facto ad figuras et foliamina pro opere ostii dictae sacristie»), deliberando che «supra lapidem stellae acutum nihil ponatur, nisi lapis unus iam inceptus ad modum unius grupi, et supra ipso grupo, nisi lapis unus qui sit intaleatus ad crucifixum, et quod inde super nihil aliud fiat pro ipso opere de aliis operibus inde super factis in dicto designamento per dictum Johannem Fernach, et hoc quia ita abreviatum est pro utiliori, ut videtur inde magis pulchrum opus remanere» (Annali, I, p. 101).

 

 

Ferrario, Dionigi Maria. Presenta senza successo la domanda per succedere ad Antonio Quadrio nella carica di architetto della Fabbrica (1743 febbraio 2; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 18). 

 

Averlino [Averulino], Antonio, detto il Filarete (Firenze, 1400 ca. – Firenze, 1466 post). La prima attestazione di un coinvolgimento di Antonio Averlino nel cantiere del Duomo risale al 20 dicembre 1451, quando egli stesso scrive da Milano a Piero di Cosimo Medici che Francesco Sforza vorrebbe fosse «capomaestro» del Duomo, esprimendo contestualmente le perplessità legate al suo essere straniero («ben è vero che perché sono forestieri loro ci fano ripulsa, credo pure faranno la voluntà del Signore»; 1451 dicembre 20: ASFi, Mediceo Avanti il Principato, filza XVII, f. 99). Il 24 febbraio 1452, infatti, Francesco Sforza scrive al vicario di provvisione e ai deputati della Fabbrica del Duomo per caldeggiare l’assunzione di Filarete e di Giovanni Solari nel ruolo di ingegneri al posto del defunto Filippo degli Organi, dividendo tra i due il medesimo salario percepito da quest’ultimo e conferendo loro gli stessi onori e comodità proprie dei predecessori in quella carica (1452 febbraio 24: ASMi, Registri ducali, 190, pp. 152-153 [f. 84v]; rimando in ASMi, Autografi, 87/1), senza tuttavia rimuovere dal suo ufficio Franceschino da Cannobio, che almeno dal 1450 dirigeva i lavori (1450 ottobre 16: Annali, II, 1877, p. 140). Alcuni mesi dopo le indicazioni del duca non sono state ancora accolte da parte della Fabbrica, poiché il 7 luglio egli scrive nuovamente per ordinare in modo perentorio di dare seguito alle sue disposizioni, dopo aver saputo che fino a quel momento ai due maestri i deputati hanno «dato bone parole», ma non li hanno voluti accettare. Il duca si mostra meravigliato che la Fabbrica non abbia provveduto alla loro assunzione «perché per uno ingegnero noy ve ne damo doi, boni, pratichi et intendentissimi al mistero loro; né per havere li dicti doi ingegneri li zonzeti più spexa di uno dinaro de quello salario et provisione dacevati al dito quondam maestro Filippino» (1452 luglio 7: Annali, II, 1877, p. 146). Dopo l’insistenza ducale, Filarete è effettivamente assunto dalla Fabbrica e un’attestazione del suo salario, di 20 lire mensili, compare il 23 ottobre 1452 (AVFDMi, Registri, 597, f. 60r). Sembra che egli presenti subito un progetto per il tiburio, dal momento che un maestro Giovanni da Marliano, falegname, è pagato il 4 novembre 1452 per i giorni di lavoro «cum magistro Antonio de Florentia ingegnario fabricae ad fatiendam formam, prout esse debet seu contrui Tiborius in ecclesia maiori Mediolani», presumibilmente nella realizzazione di un modello ligneo (AVFDMi, Liber mandatorum, 597, f. 63r; Annali, appendici II, p. 80). A questo pagamento ne seguono altri due in tutto simili del 10 novembre e del 18 novembre (AVFDMi, Registri, 597, ff. 64v e 65v). Non abbiamo più notizie sull’attività di Filarete in Duomo fino al 5 luglio 1454, quando il Capitolo delibera che egli sia rimosso dal suo incarico, perché la Fabbrica non ha bisogno di lui («quod de eo fabrica non eget»: AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 2, f. 172r; Annali, II, 1877, p. 153). La delibera è poi confermata il 13 luglio (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 2, f. 174r) e di nuovo il 7 gennaio 1455, probabilmente in seguito a una richiesta di rielezione (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 2, f. 180r; Annali, II, 1877, p. 155). (Jessica Gritti)

 

Fusina, Andrea da. Scultore e architetto della Fabbrica, compie il suo apprendistato presso Giovanni Antonio Amadeo dal 1486 (1486 giugno 14; ASMi, Notarile, 1816). Successivamente i deputati del Duomo, infastiditi dalle sue frequenti richieste di denaro per la realizzazione di una statua di Giuda Maccabeo, deliberano che gli sia corrisposto il salario giornaliero (1497 giugno 22; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 4, f. 183v.). Nel 1503 presenta un suo progetto per la Porta di Compedo, sottoposto al giudizio di Giovanni Antonio Amadeo e Dolcebuono, Bartolomeo Briosco e Cristoforo Solari ed è autorizzato a fare altrettanto sui modelli degli altri (1503 luglio 3; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 4, f. 351v.). Nel 1506 i deputati lo nominano ufficialmente ingegnere-aiutante di Amadeo perché possa apprendere i "segreti" della Fabbrica (1506 febbraio 19; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 5, f. 15v-16v.), ma nel 1508 si oppone al suo maestro e affianca Cristoforo Solari quando il Capitolo si trova a deliberare su una delle quattro guglie del tiburio (1508 gennaio 17; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 5, f. 147v.). Lo scontro ha come esito l'allontanamento sia di Fusina che di Solari dal cantiere. Andrea decide di partire per un viaggio di studio e devozione verso Loreto e Roma (1508 ottobre 19; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, V, f. 171v) ottenendo una somma di denaro «pro eundo pro sua devotione ad visitandum templum gloriosissime Virginis Maria de Loreto et curiam Romanam». Ma già nel 1510 è presente con Amadeo, Leonardo e Solari a una riunione per gli stalli del coro (1510 ottobre 21; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, V, fol. 246r.). Probabilmente parte per un secondo viaggio se nel 1512 la Fabbrica si vede costretta a sostituirlo con Girolamo della Porta (1512 luglio 22; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 6, ff. 70r-70v.). Il 17 luglio 1525 è nuovamente eletto ingegnere e scultore della Fabbrica (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, VII, f. 157v), ma muore pochi mesi dopo probabilmente nel gennaio del 1526.

 

Füssingen, Ulrich (1350 - Strasburgo, 1419). La prima attestazione riguarda una  richiesta di una consulenza, priva di esito, da parte della Fabbrica del Duomo nel 1391 (Annali, 1887, p. 51). Dal marzo 1394 il suo nome ricompare nei verbali della Fabbrica: giunto in aprile e assunto il 15 novembre con un contratto di quattro mesi, l'architetto tedesco fu invitato ad esporre il 26 dicembre 1394 le sue opinioni circa i difetti da lui riscontrati nella costruzione del Duomo. Esito della lunga discussione fu una convenzione nella quale si specificava l'impegno di non demolire quanto già fatto, l'approvazione del progetto sottoscritta dai rappresentanti delle istituzioni comunali e i disegni di Füssingen, Giovannino de' Grassi e Giacomo da Campione. Il 21 febbraio 1396 Füssingen è assunto con uno stipendio di 12 lire, un'abitazione e il vino alla condizione di rimanere per quattro anni al servizio della Fabbrica (Annali, I). Ma già il mese successivo il maestro tedesco si rifiutava di eseguire i progetti deliberati, in particolare  il grande finestrone centrale e i capitelli disegnati probabilmente da Giovannino de' Grassi (25 marzo 1395), così da spingere il Capitolo al suo immediato licenziamento (28 marzo 1395; Annali, 1887, pp. 112-135).

 

Galliori, Giulio (1715 - Milano, 1795). Dopo essersi inutilmente candidato in due occasioni (il 25 aprile 1760 e il 12 agosto 1773) al ruolo di architetto, accettando anche la condizione di essere senza salario finché fosse assunto Francesco Croce, è eletto alla carica nel dicembre 1773. Nella richiesta presentata nel 1760 accenna al suo alunnato presso l'ingegnere Carlo Giuseppe Merlo e afferma di avere elaborato alcuni disegni per la Fabbrica (1760 aprile 25; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 20). Nel 1785 (11 ottobre) Galliori presenta le proprie dimissioni giustificato dall'età e da problemi di salute, supplicando di ricevere il vitalizio. Alla richiesta, reiterata il 16 febbraio 1787, non viene dato seguito, dal momento che era stata sospesa la nomina del sostituto, fino a che non fosse stata portata a termine la riorganizzazione delle fabbricerie della città (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 27bis). Il 17 ottobre 1787 Galliori presenta al Capitolo una propria proposta di facciata con una relazione accompagnatoria, in cui denuncia gli errori che sarebbero seguiti, qualora i lavori fossero proseguiti come si era fatto fino ad allora (la lettera accompagnatoria, datata 6 ottobre 1787, è conservata in AVFDMi, Archivio Storico, 136; la relazione e il disegno si trovano in AVFDMI, Archivio Storico, 152). Il 10 settembre 1795 dà ufficialmente le dimissioni dalla carica di architetto della Fabbrica (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 28) pochi mesi prima della morte (9 dicembre). 

 

Gattini, Giovanni.  Padre gesuita, nel 1652 invia da Roma un parere sui progetti per la facciata elaborati da Francesco Castelli e da Carlo Buzzi.

 

Gerli, Agostino. L'8 gennaio 1787 fa domanda di un posto in Fabbrica come coadiutore di Giulio Galliori, ma Kaunitz non ritiene opportuna la richiesta (ASMi, Culto, p.a., 1044).

 

 

Gherardini, Melchiorre. Ricordato in un'unica occasione quando in una riunione tenutasi il 22 marzo 1653, i deputati della «Congregazione della Cassina», esaminano attentamente tutti i disegni e i modelli della nuova facciata disegnati da Pellegrini, Buzzi, Richino e dai pittori Castelli e Melchiorre Gherardini e confermano la precedente scelta favorevole al progetto di Carlo Buzzi, accettando le modifiche apportate da lui stesso alla prima proposta. Nessun altro documento comprova la presenza di Gherardini tra gli autori di progetti per la facciata (AVFDMi, Archivio Storico, 135, 21; 1653 marzo 22).

 

Giona, Cristoforo da. Lapicida, eletto ingegnere il 19 settembre 1406 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 137). Con Giovanni Magatti è licenziato il 14 novembre 1413 e gli è concessa, qualora avesse voluto, una paga quotidiana come veniva corrisposta agli altri maestri della Fabbrica (Annali, 1877, II, p. 9). Continua a lavorare per la Fabbrica almeno fino al 1434, per lunghi periodi a Candoglia, dopo essere stato nominato scultore nel 1415 con un salario di 8 soldi al giorno.

 

Giulio Romano, Giulio Pippi detto. Per l'arrivo a Milano di Carlo V d'Asburgo, imperatore e duca di Milano (1541), Giulio Romano progetta una parte degli apparati trionfali, incaricato dal marchese Del Vasto. Anche il Capitolo della Fabbrica approva la costruzione di una «antiportam pulcram ante portam magnam predicte Maioris ecclesie versus plateam ipsius ecclesie pro introitu predicte maiestatis cesaree» (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, IX, f. 228v). In questa occasione i Deputati deliberano di chiedere un parere a Giulio sulla annosa questione della porta verso Compedo discussa l'anno precedente (1541 luglio 11; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, IX, f. 253).

 

Giussano, Maffiolo. Notaio, architetto e ingegnere esperto di acque è uno dei giudici nominati per il concorso della nuova porta del transetto settentrionale alla cui competizione partecipano tre diversi gruppi di ingegneri-scultori (1503 febbraio 23; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, IV, f. 340v).

 

Gorgonzola, Antonio da. Ingegnere della Fabbrica documentato nel 1402 (1402 maggio 28; Annali, I, pp. 248-249) relativamente ad uno strumento per tagliare la pietra azionato da un cavallo e da quattro uomini; ancora nel 1442 affitta per conto della Fabbrica una casa al Laghetto di Santo Stefano a Protasio Luoni (1442 febbraio 7; ASMi, Registri, 878, f. 185). Nel 1420 provvede a coprire con un tetto provvisorio di tegole e travi l'intera chiesa (1420 giugno 11; Annali, II, 1877, p. 35) e l'anno successivo provvede alle riparazioni della parte più alta del campanile realizzato 27 anni prima in legno, in corrispondenza della facciata (1421 aprile 20, Annali, II, 1877, p. 36). Nel 1439 elabora un disegno con Antonio Briosco per un cero pasquale con 25 figure (12 apostoli e 12 profeti, Gesù Cristo) per il tabernacolo (1439 gennaio; Annali, Appendice, II, p. 44).

 

Gorgonzola, Pietro da. Ricordato con altri (Giovanni Antonio Amadeo, Legute, Antonio da Pandino e Giovanni Molteno) da Donato Bramante nella sua Opinio (c. 1487), relativa al completamento del tiburio, come autore di un modello («Cerca il fondamento, magistro Petro de Gorgonzola me pare haver assai ben veduto, anci meglio che nisuno de li altri, per certi soprarchi ch'el buta da la summità de l'archo mastro a quello del fiancho, et è stato semenza de trovargli etiam megliore modo»). Il 31 maggio 1481 (AVFDMi, Liber mandatorum, 669, f. 28) è emesso un mandato di pagamento a favore di «magistro Petro de Gorgonzola, inginiario communis Mediolani et ducalis camerae, pro eius remuneratione modeli per eum facti in anno proxime praeterito de tuburio praefatae maioris ecclesiae, qui modelus destructus fuit in eius absentia, pro faciendo unum alium modelum de materia dicti modeli magistri Petri suprascripti, l. xi, s. x». Il modello di Pietro da Gorgonzola è elogiato da Bramante perché prevede fondazioni robuste per il tiburio, ma non sappiamo se questo fosse a pianta quadrata o ottagonale. Un maestro Bartolomeo da Gorgonzola è documentato come maestro sopra il tiburio nel 1475 (1475, 13 marzo; AVFDMi, Liber mandatorum, 644, f. 11).

 

Grassi, Giovannino de (- 1398). Giovannino de Grassi è menzionato una prima volta come pittore della Fabbrica il 22 ottobre 1389 (AVFDMi, Registri, 6, f. 252v) e già nel gennaio del 1390 è incaricato di fare alcuni disegni (Annali, 1, p. 29). È chiamato alla carica di ingegnere della Fabbrica il 19 luglio 1391 (AVFDMi, Registri, 12, f. 234v). Muore poco prima del 6 luglio 1398 (AVFDMi, Registri, 45, f. 124v). A Giovannino, come agli ingegneri che collaboravano in questo periodo alla conduzione del cantiere, si devono i disegni per capitelli, la cui ideazione, esecuzione e messa in opera, è databile tra il giugno e il dicembre 1393, l’ideazione e messa in opera dei trafori dei due finestroni laterali del deambulatorio (1392-95), il disegno della sezione trasversale del duomo, commissionato a lui e a Giacomo da Campione il 22 novembre 1394.

 

 

Grassi, Salomone de. Figlio di Giovannino fu eletto «pro designatore fabrice» secondo un documento del novembre 1398 (AVFDMi, Registri, 46, f. 161v). Salariato come ingegnere della Fabbrica sino al luglio del 1400.

 

Groppi, Paolo [Gruppo, Paolo]. Nel dicembre del 1754 presenta ad Antonio Arconati un nuovo progetto per la facciata (AVFDMi, Archivio Storico, 151, 27bis). Nella lettera autografa racconta di essere venuto a Milano perché sollecitato dai «più virtuosi», dai cardinali e dal papa, tanto da richiedere un rimborso di 1000 scudi. Il 23 dicembre, convocati gli architetti Merlo, Bolla e Croce, il progetto è esaminato e rifiutato soprattutto per la poca coerenza del portico e dei campanili con quanto già realizzato (AVFDMi, Archivio Storico, 433).

 

Guidabombarda, Giovanni Battista. Presenta domanda per la successione alla carica di architetto per i beni forensi nel 1629 (AVFDMi, Archivio storico, 2, 7 bis).

Leonardo da Vinci (Vinci, 1452 - Amboise, 1519). L'attività di Leonardo per la Fabbrica è documentata in due importanti occasioni: la prima quando è consultato con altri ingegneri per la ricostruzione del tiburio, la seconda per un parere circa la forma degli stalli del coro. Nell'agosto e nel settembre del 1487 la Fabbrica emette alcuni mandati di pagamento a favore del maestro fiorentino «qui habet honus faciendi modelum unum tuburii praefatae ecclesiae juxta ordinationem factam in consilio praefatae fabricae super ratione faciendi dictum modelum» (1487 agosto 8; AVFDMi, Registri, 667, f. 37v e 263, f. 81v; 1487 settembre 30; AVFDMi, Registri, 667, f. 49v; AVFDMi, Registri, 277, f. 49v). Ancora nel gennaio del 1488 è emesso un mandato a favore di «magistro Leonardo florentino super ratione laborum per eum passorum et supportatorum in fieri faciendo modelum unum tuburii praefatae ecclesiae» (1488 gennaio 11; AVFDMi, Registri, 669, f. 3r). Il modello ligneo è però ritirato dallo stesso Leonardo nel 1490 (1490 maggio 10; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 224v) perché sia aggiustato, ordinazione alla quale fanno seguito alcuni mandati di pagamento («Insuper proposito ibidem per magistrum Leonardum florentinum pro modelo tuburii praefate ecclesie, ipse magister Leonardus vellet adere spalas ei areptas seu devastatas, ex quibus ipse modelus cognoscetur perfectus et propterea requisivit eidem dari debere, offerens redere et consignare ad omnem requisitionem praefate fabrice, attento quia ipse magister Leonardus satisfactus est de mercede constructionis ipsius modeli, ordinatum est ipsum modelum eidem magistro Leonardo dari debere cum hac conditione quod ipse magister Leonardus dictum modelum restituat ad omnem requisitionem dominorum deputatorum praefate fabrice»). Successivamente Leonardo non partecipa alla famosa riunione del 27 giugno 1490 durante la quale si approva, alla presenza del Duca, un nuovo progetto. La seconda occasione che vede Leonardo coinvolto nelle opere della Fabbrica è quando i deputati del Duomo di Milano ordinano a un gruppo di persone autorevoli di discutere l’argomento degli stalli di coro, tra questi Leonardo da Vinci, Cristoforo Solari, Giovanni Antonio Amadeo e Andrea Fusina (1510 ottobre 21; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, V, f. 246r.).

 

Ligorio, Pirro. A Pirro Ligorio si deve probabilmente il progetto dell'altare di Pio IV posto nel transetto destro sulla base di un disegno oggi conservato tra le pagine di un codice della Bodleian Library di Oxford (Ms. Canonici ital. 138, f. 97).

 

Lombardo, Cristoforo (- 1555). Figlio di Domenico, scultore e poi architetto della Fabbrica, è documentato dal 1510 (1510 luglio 16; Annali, III, p. 152). Nel dicembre del 1514 è riammesso tra gli scultori del Duomo dopo una licenza ottenuta per recarsi a Roma e il 16 settembre 1516, con Ambrogio Porro e Antonio Ferrari, si impegna a realizzare una nuova guglia e due acquedotti (Annali, III, p. 200). Alla morte di Andrea Fusina è nominato ingegnere il 15 gennaio 1526 con uno stipendio di 192 lire, incarico che svolge con Girolamo Della Porta e Giovanni Giacomo Della Porta (Annali, III, p. 234) e successivamente come unico responsabile con uno stipendio di 24 lire mensili. Il 31 dicembre 1537 è pagato per un nuovo modello della porta del transetto settentrionale (Annali, III, p. 267) per il quale è nuovamente sollecitato il 18 aprile 1547. Nel 1545 ottiene una licenza per andare a Bologna per elaborare un progetto per la facciata di San Petronio (Annali, III, p. 296) e l'anno successivo è richiamato per dare avvio ai lavori per il nuovo campanile e concludere quelli già iniziati ai contrafforti (Annali, III, p. 297). Malato di gotta, negli ultimi anni di vita viene affiancato da Baldassare Vianelli e poi da Vincenzo Seregni (1555 ottobre 24; Annali, IV, p. 20).

 

Longhi, Onorio. Partecipa al dibattito e al concorso per la facciata; nel luglio del 1607 gli vengono pagati due disegni (1607 luglio 9; Annali, V, p. 52).

 

Lucino, Giovanni Paolo. È documentato tra i candidati alla carica di architetto della Fabbrica nel 1629, dopo la morte di Fabio Mangone (AVFDMi, Archivio storico, 2, 7).

 

Maffezzone, Carlo Antonio. Presenta domanda per la successione alla carica di architetto o ingegnere nel 1638 (AVFDMi, Archivio storico, 2, 8 bis).

 

Magatti, Giovanni. Nominato ingegnere il 3 marzo 1390 con un salario di 6 fiorini, è ricordato al punto 19 della discussione in risposta alle osservazioni di Jean Mignot l'11 gennaio 1400. Ancora nel settembre 1409 fa parte di una commissione con Filippo da Modena e frate Giovanni da Giussano, esperto di geometria, che deve valutare alcuni dubbi sul proseguimento della costruzione (1409 1 settembre; Annali I, p. 293) e il 16 settembre 1410 (Annali, I, pp. 302-304) partecipa alla riunione durante la quale sono deliberate importanti decisioni sull'assetto costruttivo del Duomo con frate Giovanni da Giussano, Filippo da Modena, Cristoforo Giova, Nicorino Buzardo, tutti ingegneri della Fabbrica. Viene licenziato il 14 novembre 1413 e gli è concessa, qualora avesse voluto, una mercede quotidiana come veniva corrisposta agli altri maestri della Fabbrica (Annali, 1877, II, p. 9).

 

Malatesta, Bartolomeo (-1691). Architetto collegiato nel 1653, nel 1658 presenta una prima domanda per succedere nella carica di architetto della Fabbrica in seguito alla morte di Carlo Buzzi (1658 dicembre 3; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 10) e ancora nel 1679 per succedere a Gerolamo Quadrio (1679 giugno 16; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12). Nella domanda ricorda di aver collaborato con Carlo Buzzi, architetto della Fabbrica.

 

Mangone, Fabio (Milano, 1587 - 1629). Figlio di Giovanni Battista, noto intagliatore del Duomo, segue l’attività di Alessandro Bisnati in Duomo. Nel 1614 è pagato per alcuni disegni e progetti per la cappella della Beata Vergine dell’Albero (1614 dicembre 22; AVFDMi, Ordinazioni Capitolari, 24). Al 10 ottobre 1615 è datato un altro mandato di 120 lire (20 scudi) per le «fattiche che ha fatto per servitio di questa ven. fabrica de disegni straordinari et altro» (AVFDMi, Mandati, 1616). Il 22 maggio 1617 è nominato architetto della Fabbrica succedendo ad Alessandro Bisnati (AVFDMi, Archivio Storico, 2, 5bis) con uno stipendio di 400 lire e superando la candidatura di Giovanni Paolo Bisnati. In questo ruolo segue i lavori di completamento della cappella della Beata Vergine dell'Albero, del pavimento del Duomo e della sacrestia degli Ordinari, dei nuovi capitelli della navata maggiore, del parapetto verso Camposanto, degli armadi della sacrestia degli Ordinari, etc. Tra il 1624 e il 1625 si deve difendere da una lunga serie di accuse (28) su alcune inadempienze nello svolgimento del suo ruolo (AVFDMi, Archivio Storico, 2, 7b), risultando assolto il 5 maggio 1625 (AVFDMi, Archivio Storico, 2, 7c). Tra il 1627 e il 1628, sino al fallimento, è responsabile dell'impresa della colonna (AVFDMi, Archivio Storico, 2, 7d). Nel dicembre del 1629 gli eredi chiedono il pagamento del salario per i mesi di gennaio e febbraio e il pagamento dei disegni rimasti presso la Fabbrica (1629 dicembre 20; AFDMi, Archivio Storico, 2, 7d).

 

Mangone, Giovanni Battista (1557-1627) Padre di Fabio Mangone, svolge la sua attività prevalentemente come intagliatore ligneo e falegname dal 1589: struttura lignea sul coro (1591 giugno 7; AVFDMi, Registro, 886, fol. 162r-164r); casse dell'organo (1588 settembre 19; BAMi, S 122 sup. 149r); telai delle ante dell'organo e strutture lignee per l'organo (1590c; BAMi, S. 122 sup, 41r-v); armadi della sacrestia (1625 dicembre 1; AVFDMi, Archivio Storico, 2, 7a). Nel marzo del 1605, dopo una votazione dei deputati conclusa in parità, gli viene preferito Richino il cui nome è estratto a sorte (AVFDMi, Archivio Storico, 2, 4). Nel 1618 si reca a Baveno con il figlio Fabio per l'impresa della colonna e nel 1629 ricorda che Carlo Buzzi era stato allievo del figlio Fabio (1629 novembre 10; AVFDMi, Archivio Storico, 2, 7 bis). Sul verso di un progetto anonimo per la facciata (BAMi, F 251 inf., f. 104) è presente la scritta, con altri schizzi per la facciata, «Giovanni Battista Mangone».

 

Mangone, Giulio Cesare. È documentato tra i candidati alla carica di architetto della Fabbrica nel 1629, dopo la morte del fratello Fabio (AVFDMi, Archivio storico, 2, 7).

 

 

Marpac, Alexandro da. Ingegnere teuthonico, documentato come subtus inginierius nei lavori di ricostruzione del tiburio diretti da Giovanni da Graz, dopo il fallimento di quello iniziato su progetto di Guiniforte Solari. I pagamenti coprono un arco cronologico dal 16 gennaio al 20 settembre 1484 (AVFDMi, Registri, 661).

 

Martini, Francesco di Giorgio (Siena, 1439 - Siena, 1501). La presenza di Francesco di Giorgio Martini sul cantiere del Duomo è in relazione con il tiburio quando il 13 aprile 1490 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 221v), dopo una prima fase concorsuale tra il 1487 e il 1488, l'arcivescovo di Milano e i deputati alla Fabbrica del Duomo, considerato che la Fabbrica stessa non dispone ancora di un ingegnere che sia in grado di finire il tiburio e la stessa chiesa, delibera di chiamare a consulto Francesco di Giorgio e, nuovamente, Luca Fancelli al servizio del duca di Mantova. Il successivo 19 aprile il duca di Milano domanda ai Governatori del popolo di Siena il permesso che Francesco di Giorgio si rechi a Milano per formare «fornix seu tiburium» (ASMi, Missive ducali, 178, f. 205r-v) e contestualmente i Deputati ordinano che Caradosso Foppa raggiunga Siena per accompagnarlo (1490, 19 aprile; AFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 222r). Il 20 maggio il Capitolo dà disposizione per una abitazione per il Senese (1490, 20 maggio; AFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 226), mentre il 31 maggio è convocata una riunione alla quale l'architetto partecipa esprimendo un suo primo parere (1490, 31 maggio; AFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 227v). Intanto il duca chiede ai Deputati il permesso che Francesco di Giorgio possa recarsi a Pavia per il cantiere della nuova cattedrale (1490, 8 giugno; ASMi, Autografi, 102, f. 34.), richiesta che viene temporalmente respinta perché sono «già alcuni dì ch'epso ingeniero ha principiato uno modello del dicto tiburio el quale desiderano molto sia finito inanti se mova de Milano tanto che la fantasia li serve bene» (1490, 10 giugno; ASMi, Comuni, 48). Il 27 giugno 1490 (AFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 228r) ha luogo la famosa riunione nel Castello di Milano, precisamente nella sala d'udienza di Ludovico Maria Sforza, alla quale partecipano l'arcivescovo di Milano, il vicario arcivescovile e i deputati alla fabbrica del Duomo: analizzati quattro diversi modelli di tiburio (uno di Francesco di Giorgio, l'altro di Giovanni Antonio Amadeo e Giovanni Giacomo Dolcebuono, il terzo di Simone Sirtore, il quarto di Giovanni Battagio), dopo molte discussioni si delibera che Giovanni Antonio Amadeo e Giovanni Giacomo Dolcebuono ne elaborino un altro con la partecipazione di Francesco di Giorgio e affidano l'esecuzione della delibera ad Ambrogio Ferrari. Il 4 luglio il Capitolo delibera di permettere all'architetto di ritornare a Siena, ricompensando la sua opera con 100 fiorini del Reno, un abito di seta e uno per il suo aiutante, entrambi di foggia milanese (1490, 4 luglio; AFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 229).  Tra le spese registrate nel Liber mandatorum (1490, 31 luglio; AFDMi, Liber mandatorum, 673, ff. 33-34) sono registrati i mandati di pagamento a favore di Filippo Rainaldi per un velluto nero piano e «zetonino cremisi» venduti alla Fabbrica per Francesco di Giorgio, di Vanono da Bresso per un paio di scarpe con la divisa sforzesca venduti alla Fabbrica per l’aiutante di Francesco di Giorgio e  favore di «Magistro Francisco de Georgiis de Senis, inzignario dominationis Senarum, ultra donata ipsi magistro et eius famulo flor. 100 Reni; in summa l. 345 et haec omnia pro eius remuneratione».

 

Meda, Giuseppe (Milano 1534 ca. - 1599). Pittore, architetto e ingegnere idraulico è documentato nel 1559 quando vince un primo appalto per la pittura delle ante di uno degli organi del duomo (Annali, IV, p. 32), concluse nel 1570 (Annali, IV, p. 104) e ancora tra il 1577 e il 1587. Nel 1587 aspira alla carica di architetto del Duomo ma gli è preferito Martino Bassi (1587 novembre 20; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, XV, f. 48).

 

Merlo, Carlo Giuseppe (Milano, 1690 - 1760). Il 21 agosto 1733 il nome di Merlo è citato per la prima volta tra gli architetti convocati per la facciata del Duomo (riunione a cui però non partecipa perché assente da Milano). Il 24 febbraio 1734 si offre insieme a Francesco Croce di realizzare un progetto a patto che il Capitolo presenti loro un ordine scritto (Annali, VI, p. 121). Negli anni successivi è documentato per stime relative alla “Scala pendente”  (1738), per la guglia maggiore con Bolla (1750 febbraio 23) e ancora nel 1759, quando presenta una relazione (1759 luglio 17). Il Capitolo del 14 febbraio del 1746 registra che già dall’ottobre del 1745, su richiesta del cardinale Pozzobonelli, era stato affidato a Merlo il progetto di Vanvitelli per averne un parere da inviare poi a Roma, ma, tardando la risposta, si ordina all’architetto di consegnare i suoi rilievi entro la prima settimana di Quaresima. Il 30 aprile Merlo risponde di non aver ancora finito i rilievi (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 60, ff. 83v-84r);  la vicenda prosegue fino al 1751, quando, in concomitanza con la polemica tra Croce e Vanvitelli, nella riunione dell’8 febbraio il Capitolo lamenta nuovamente le inadempienze dell’architetto (AVFDMi, Archivio Storico, 147, 9), il quale dichiara il 15 giugno di aver realizzato un nuovo progetto «con non poca spesa e fatica», ma di non volerlo consegnare senza l’assicurazione della sua esecuzione (AVFDMi, Archivio Storico, 433, 10).

 

Mignot, Jean [Mignoti de Parisius].  Arriva a Milano con un gruppo di architetti francesi il 7 agosto 1399 (Jacques Coene e allievi) ed è assunto il 14 settembre, per poi essere licenziato dalla Fabbrica il 22 ottobre 1401. Il 19 ottobre 1399 i deputati convocano per il giorno successivo «Marchus de Carona, Jacomelus de Veneziis, Johannes Mignotus, Antonius de Paderno et Salamon de Grassis inzignerii fabrice» perché sia definito il progetto della sacrestia («circha finem operis sacrastie nunc fiende et certendo inter eos»; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 232v). Prima dell’11 gennaio 1400 l’architetto francese presenta al Capitolo della Fabbrica e agli ingegneri chiamati a consulto 54 dubbi sul progetto e sulla costruzione in corso.  La risposta degli architetti guidati probabilmente da Marco da Carona ai 54 quesiti è riportata in latino tra le Ordinazioni capitolari (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 237). Pochi giorni dopo, il 24 gennaio Mignot muove una nuova serie di critiche (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 238) organizzate in tre «capituli»: la prima e più importante è quella relativa alle dimensioni dei contrafforti, alla quale gli ingegneri milanesi replicano che i materiali lombardi sono più resistenti di quelli usati in Francia e che contrafforti più grandi avrebbero diminuito l’illuminazione interna. La seconda è relativa alle dimensioni dei quattro piloni e delle fondazioni corrispondenti al tiburio. Infine Mignot suggerisce che 4, 6 o 12 ingegneri del Nord siano consultati e che il Duca sia informato dei pericoli di un possibile crollo, interrompendo i lavori prima di un ulteriore chiarimento. Ritroviamo ancora Mignot quando l’11 luglio 1400 i deputati ordinano a lui e a Marco da Carona di trovare un accordo sul disegno di una scala a chiocciola (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 246v); il 10 aprile 1401 tra gli esperti eletti per giudicare i modelli per gli stangoni in ferro (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 261v); il 1 maggio 1401 con Marco da Carona e Antonio da Paderno sui disegni per le volte e altri elementi della chiesa alla presenza dell’arcivescovo. In seguito all’ennesimo scontro e sconfitta su questo ultimo punto relativo alle volte e al licenziamento del 22 ottobre, il 20 dicembre 1401 alcuni suoi sostenitori si appellano nuovamente al Duca (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 297; «Heu dolor exhimius! Qua immensa falsitas immenseque mallignitates ac iniquitas reproborum taliter veritati inimicantur»). La lettera in favore del francese contiene una serie di insulti circa l’abilità degli ingegneri lombardi e l’onestà sia degli ingegneri che gli officiali della Fabbrica, ma non ottiene risultati.

 

Modena, Bartolomeo da. Nominato ingegnere e sovrastante per la Fabbrica nei lavori di estrazione del marmo a Candoglia l'11 novembre 1412 con un salario mensile di 10 lire (Annali, II, 1877, p. 4) presenta nel 1416 una richiesta di aumento di stipendio, pari alla somma complessiva che ricevevano Gaspare da Carona e Bartolomeo da Colonia (Annali, II, 1877, p. 19). Viene riconfermato in questo ruolo il 9 maggio 1420, essendo l'unico candidato al posto di ingegnere di montagna, con un salario mensile di 8 fiorini (Annali, II; 1877, p. 34).

 

Monte, Giacomo Filippo. È documentato tra i candidati alla carica di architetto della Fabbrica nel 1629, dopo la morte di Fabio Mangone (AVFDMi, Archivio storico, 2, 7).

Muggiò, Antonio da. Ingegnere convocato il 7 febbraio 1415 per deliberare il soggetto della chiave della crociera dell'abside, scultura affidata a Jacopo da Tradate (Annali, II, Milano, 1877, p. 16).

Nexemperger, Johannes da Graz. Alla morte di Guiniforte Solari nel 1481, la Fabbrica non assunse nessuno per la sua sostituzione sino al primo luglio 1490, quando nomina Amadeo e Dolcebuono. Durante questi nove anni, nessuno riceve il salario come capo ingegnere della Fabbrica. Molte responsabilità dell’ingegnere sono assunte dagli ingegneri falegnami o dagli ingegneri scultori come Lazzaro Palazzi, oppure nel 1483, la Fabbrica assume con un contratto specifico e finalizzato Johan Nexemberger da Graz. Infatti, dopo la minaccia di un possibile crollo del tiburio costruito sempre da Guiniforte Solari, il capitolo della Fabbrica del Duomo delibera (14 giugno 1481) di inviare un deputato a Strasburgo alla ricerca di un ingegnere in grado di risolvere il problema. Lo stesso duca Gian Galeazzo Maria Sforza scrive prima ai governatori di quella città (27 giugno 1481) e successivamente a Pietro Scotto (19 aprile 1482), prefetto alla fabbrica della cattedrale di Strasburgo, allegando alla lettera un modello. Nello stesso aprile la Fabbrica paga alcune spese a Lorenzo da Strasburgo per aver condotto a Milano un ingegnere (Annali, III, 1880, p. 14). La scelta di affidarsi a un maestro non milanese non è però accettata da tutti, tanto che il 14 maggio 1483 Ludovico Maria Sforza chiede di rivedere la nomina perché da molti il maestro tedesco è giudicato non «ben provisto al bisogno di tanta opera», e suggerisce di nominare al suo posto Giovanni Battagio. Nonostante questo, il 16 maggio 1483 la Fabbrica stipula un contratto con il maestro «Johannes Niensenperger de Gracz de Alamania fq Andree de Alamania habitator civitatis Friburg […] circha reparationem et perfectionem thiburii». Dei lavori realizzati da Hans da Graz, dal figlio Hans Niesenberger, sotto ingegnere, e da Alexandro da Marpach «teutonico subtusingenerio» sappiamo molto poco, sebbene siano documentati da una lunga serie di pagamenti sino al dicembre 1486, quando, nonostante le reciproche accuse tra i maestri (dodici secondo il contratto), i consoli di Lucerna e i deputati sul mancato rispetto degli accordi, risultano pagati ancora numerosi maestri stranieri. Le vicende successive sono note e vedono coinvolti Luca Fancelli, il frate domenicano Giovanni Maier (autore di un modello perfezionato da Dolcebuono nel 1488), Bramante, Leonardo, Francesco di Giorgio Martini, Amadeo e lo stesso Dolcebuono.

 

Nonnenmacher, Bernhardt. Il suo nome è stato proposto come autore di un disegno conservato nella raccolta dell'opera della cattedrale di Notre Dame di Strasburgo, sulla base del confronto con altri fogli. Genero di Hans Hammer, attivo nel 1520 a Strasburgo, probabilmente copia un rilievo della prima metà del Quattrocento relativo alle vicende del tiburio quando, dopo la minaccia di un possibile crollo di quello costruito da Guiniforte Solari, il capitolo della Fabbrica del Duomo aveva deliberato (14 giugno 1481) di inviare un deputato a Strasburgo alla ricerca di un ingegnere in grado di risolvere il problema. Lo stesso duca Gian Galeazzo Maria Sforza aveva scritto prima ai governatori di quella città (27 giugno 1481) e successivamente a Pietro Scotto (19 aprile 1482), prefetto alla fabbrica della cattedrale di Strasburgo, allegando alla lettera un modello.

 

Novara, Bertolino da. Incaricato dal Duca di Milano per verificare «certe openione e differentie mose per alcuni maestri» l'8 maggio 1400 sottoscrive con Bernardo da Venezia una relazione in cui propone, per una maggiore solidità strutturale dell'edificio, di trasformare le navate laterali in cappelle e di realizzare una nuova cappella alle spalle dell'abside (Annali, I, p. 213). Le proposte contenute nella relazione di Bernardo e Bertolino, con quelle espresse da Jean Mignot, sono poi affrontate in due successive riunioni nel 1401: il 10 aprile (Annali, I, p. 229) e il 10 luglio quando è discussa proprio la questione relativa alla «capelle que asseritur construi debere post cullatam ecclesie» (Annali, I, pp. 230-231).

 

 

Oddi, Muzio. Architetto e matematico urbinate, esule a Milano, nel 1613 è incaricato dalla Fabbrica dell’insegnamento della matematica per i giovani lapicidi nella scuola di Camposanto. Contemporaneamente alle lezioni presso la Fabbrica, Oddi ottiene la cattedra di matematica alle Scuole Palatine ricoprendola ininterrottamente sino al 1625, quando lascia Milano per trasferirsi a Lucca. Oddi è ricordato nelle relazioni Dibattiti, XI, 2 e XI, 18, ma nessun mandato di pagamento conferma l’ipotesi che Oddi sia l’autore di un progetto. Il 20 marzo 1625 i Provinciali della Cassina invitano l’arcivescovo di Milano e Lorenzo Binago, Muzio Oddi, Giovanni Battista Cerano, Francesco Richino, Tolomeo Rinaldi, Giovanni Battista Pessina, in qualità di esperti di architettura, per discutere del problema delle colonne della facciata (AFDMi, Archivio Storico, 422, 2). Un suo intervento progettuale è dunque solo un’ipotesi suggerita da alcuni autori dei Dibattiti, forse confuso con il contributo come matematico offerto per risolvere i problemi connessi al taglio delle pietre necessarie per realizzare le colonne del progetto di Tibaldi. Non è infatti da escludere un coinvolgimento nella redazione del De Tractione Colossicarum columnarum (BAMi, cod. P 163 sup) nel cui frontespizio è apposta la nota «servirà per il libro degli Efemeridi, overo per il libro de pluribus mathematicis». 

 

Organi da Modena, Filippo degli [Filippino]. Figlio di Andrea, è documentato in più occasioni al servizio della Fabbrica dopo l'assunzione avvenuta il 3 gennaio 1400 con un salario mensile di 6 fiorini: il 5 marzo 1402 il Capitolo è riunito per scegliere il disegno definitivo per «lo straforo della finestra di mezzo della tribuna da lavorarsi in forma di raggi» e i deputati approvano quello di Filippo da Modena con 12 anziché 11 code o branche. Il 3 ottobre 1406 disegna il monumento funebre in Camposanto di Marco Carelli (Annali I, 1877, p. 278), mentre il 14 aprile 1409 è nominato ingegnere (Annali I, 1877, p. 291). Nel 1404 (12 ottobre) il suo salario è aumentato a 8 fiorini per 12 anni (poi 10 fiorini dal 20 luglio 1410 e 20 dal 19 maggio 1417), ma il suo ruolo è subordinato a Marco da Carona, primo ingegnere. Il Capitolo delibera poi il 20 maggio 1414 «super facto designamentorum factorum per inzignerios qui temporibus preteritis fuerunt fabrice de et pro laboreriis fiendis et factis qui penes certos magistros sive ingenierios esse debent et precipue pennes magistrum Filipinum de Mutina nunc ingenierium memorate fabrice provisum et deliberatum fuit quod omnia illa designamenta que sunt pennes predictum magistrum Filippum portentur et consignentur ad offitium dominorum deputatorum et negotiorum gestorum predicte fabrice de ipsis quod fiat per ordinem inventarium per prefatos dominos et deputatos» (Annali, II, 1877, p. 12). Ancora nel giugno del 1420 è incaricato con Antonio da Gorgonzola del disegno del pavimento nel coro degli ordinari (1420 giugno 11; Annali II, 1877, p. 35). L'ultima attestazione risale al 1448, quando gli è ordinato di mettere per iscritto l'elenco del serizzo, dei ferramenti e del legname necessario per costruire il tiburio e per la conca di Varenna (1448 gennaio 21; AVFDMI, Ordinazioni capitolari, II, f. 47). ll 6 aprile 1448 è rimosso durante la Repubblica Ambrosiana, probabilmente per la sua dedizione ai Visconti ma ufficialmente per aver servito male la Fabbrica e per la sua vita riprovevole, dopo aver lavorato come ingegnere della Fabbrica per 48 anni (1448 aprile 6, 12, 13; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, II, f. 50). Filippino e suo figlio Giorgio muoiono entrambi nei primi mesi del 1452.

 

Organi da Modena, Giorgio degli. Figlio di Filippino degli Organi, la sua nomina è ordinata dal Duca di Milano con una lettera datata 7 novembre 1450 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, II, f. 118) e poi ufficializzata il 6 luglio 1451 con un salario mensile di 12 lire (da febbraio dello stesso anno; Ibidem, f. 126). Il Duca e la Duchessa raccomandano Giorgio probabilmente per i servizi di suo padre Filippino nei confronti di Filippo Maria Visconti. Filippino e suo figlio Giorgio muoiono entrambi nei primi mesi del 1452 poiché già il 24 giugno 1452 si propone la sostituzione di Filippo e il 7 luglio 1452 il Duca ordina di eleggere Filarete e Giovanni Solari ingegneri della Fabbrica.

 

Orsenigo, Simone da. È il primo ingegnere («generalem inzignerium et magistrum») documentato e riceve la nomina o, più esattamente, la riconferma per le sue competenze acquisite («confirmetur et de novo eligatur») il 6 dicembre 1387. Come ingegnere è registrato forse per la prima volta il 19 marzo 1387 (AVFDMi, Registri, 2A, f. 6v) e già il 20 marzo deve rispondere alle accuse di Marco da Campione circa un errore di misura nella larghezza del muro verso Compedo. Alla riunione partecipano anche Giacomo, Bonino e Zeno da Campione, Quarnerio da Sirtori e Ambrogio Pongione, tutti ingegneri. Riceve uno stipendio di 14 lire e 8 soldi sino al mese di settembre 1395, ma all’inizio del 1396 il suo nome non appare più nei documenti. 

 

 

Paderno, Antonio da. Già indicato come ingegnere nel 1399 (1399 giugno 15; Annali, I, pp. 195-196), l'11 dicembre 1405 è nominato ingegnere alle dipendenze di Marco da Carona con un salario di 8 fiorini al mese. Nel 1403 gli viene ordinato di fare i disegni «fenestre unius pro sacrastia ipsius ecclesie et aliis etiam designamentis per eum fiendis» (AVFDMi, Registri, 71, f. 160). Forse per un errore di trascrizione del nome da parte del tesoriere (poi ripreso da Nava) nel giugno del 1402 e nel luglio dell’anno successivo ad un «Antonio de Pandino inziniero fabrice» sono rimborsate le spese sostenute per acquistare sei grandi fogli di pergamena per disegnare i progetti delle finestre e altro («pro traversu ecclesie») (AVFDMi, Registro, 66, f. 149; AVFDMi, Registro, 70, f. 68).

 

Paggi, Giovanni Battista. Presenta senza successo la domanda per succedere a Gerolamo Quadrio nella carica di architetto della Fabbrica (1679 giugno 16; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12).

 

Palazzi, Lazzaro [Lazarus de Reclausis]. Cognato di Giovanni Antonio Amadeo, avendo sposato nel 1467 la sorella Caterina, è documentato nel ruolo di lapicida (1464 tra i membri della Scuola dei Quattro santi coronati), scultore (1475 altare di San Giuseppe) e ingegnere. Infatti, negli anni successivi alla morte di Guiniforte Solari (1481), sino alla nomina di Amadeo e Dolcebuono (1490), ricopre occasionalmente questa carica in alcuni lavori (1481 aprile 5; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, III, f. 179).

 

Pallanza, Antonio da. Carpentiere della Fabbrica, compare tra gli ingegneri salariati dalla Fabbrica sino al 1503, quando alla sua morte è nominato ingegnere a legname Giovanni Giorgio da Borsano (1503 giugno 27; AVFDMi, Registri, 855, f. 60).

 

Panfilo, Antonio. Presenta la domanda per succedere ad Andrea Biffi nella carica di architetto della Fabbrica (1686 agosto 3; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 14). 

 

Parler, Heinrich da Gmund [Enrico da Gamodia]. L'11 novembre 1391 i Deputati della Fabbrica deliberano che il maestro Enrico da Gamodia, giunto a Milano dalla Germania l'ultima settimana di ottobre, «attendat et cottidie laboret in designando et laborando in operibus fabrice ecclesie Mediolani» per i successivi tre mesi e che sia retribuito con uno stipendio di 15 fiorini al mese, una abitazione e  «plaustro uno lignorum» (Annali I, p. 57). Nel febbraio 1392 Enrico Parler presenta il suo modello per i capitelli (Annali I, p. 64), ma non sappiamo nulla della forma proposta e il successivo maggio (quindi oltre il periodo dei tre mesi) partecipa alla riunione (1392, 1 maggio; AFDMi, Ordinazioni Capitolari, I, ff. 43r-43v.) nella quale sono affrontati collegialmente una serie di dubbi sul progetto definitivo del Duomo. Alla riunione partecipano tutti i maestri: Giovanni da Ferrara, Zanello da Binasco, Stefano Magatto, Bernardo da Venezia, Giovannino de' Grassi, Giacomo da Campione, Simone da Orsenigo, Pietro da Villa, Lorenzo degli Spazii, Guarnerio da Sirtori, Ambrogio da Melzo, Pietro da Cremona, Paolo degli Osnago. La delibera riporta esplicitamente l'annotazione che l'unico maestro che non sottoscrive la dichiarazione è «magistro Henricho, qui, quamvis responsiones ipsae suae sint datae ad intelligendum, ipsis declarationibus nullatenus consensit»​. Non sappiamo a quante delle caratteristiche dell’edificio elencate nel dibattito Enrico si dimostra contrario, cioè a tutte o solo ad alcune. Nel celebre dibattito del 1401 promosso da Jean Mignot, Guidolo della Croce afferma «che  il detto Mignoto è un vero maestro di geo­metria, giacchè trovo che i suoi progetti sono consimili a quelli di quell'eccellentissimo maestro Enrico [Parler], che altre volte abbiamo avuto qui, come se ci fosse stato mandato da Dio, e che avremmo ancora se non lo avessimo espulso». 

 

Pessina, Giovanni Ambrogio (- Milano, 1679). Ingegnere, collegiato nel biennio 1636-37, e dal 4 maggio 1658, per la morte di Francesco Maria Richino, ingegnere camerale. Nel 1665 è responsabile degli apparati funebri ideati per le esequie di Filippo IV (ASMi, Potenze Sovrane post 1535, 8-9).

 

Pessina, Giuseppe Antonio (- Milano, 1793). Presenta con successo la domanda per succedere a Bartolomeo Bolla nella carica di architetto della Fabbrica dichiarando la sua disponibilità a lavorare gratuitamente fintanto che la carica sia ricoperta dallo stesso Bolla (1760 aprile 25; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 20). Ingegnere della Fabbrica, mentre Francesco Croce è architetto, svolge soprattutto compiti relativi alle diverse proprietà della Fabbrica e agli aspetti amministrativi della piazza del Verzaro sino al 1793 (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 24).

 

Pietrasanta, Federico. Presenta la domanda per succedere nel ruolo di architetto della Fabbrica al defunto Giovanni Battista Quadrio (1723 febbraio 27; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 16).

 

Pocobella, Giovanni Pietro. Architetto romano documentato una sola volta in riferimento al concorso per la facciata bandito dal Capitolo e affidato a Pirro Visconti Borromeo nel 1592. Il suo progetto è pagato nel settembre del 1593 (1593, 6 settembre; Annali,IV, p. 281: «Lectis litteris domini Iohannis Petri Pocobellae, scriptis ad illustrem dom. comitem Georgium Trivultium, occasione designi faciatae ecclesiae praedictae, ordinaverunt ut eidem architecto Romae erogentur scuta 25, arbitrio eiusdem illustris domini comitis Georgii»).

 

Pollack, Leopoldo (Vienna 1751 - Milano 1806). Il 2 agosto 1788 chiede di poter essere nominato architetto della Fabbrica, ma la sua domanda non è accettata. Vi concorre una seconda volta nel 1795, in seguito alla richiesta di giubilazione da parte dell’architetto Giulio Galliori, ma gli è preferito Felice Soave. E, in ballottazione con Giovanni Antolini, una terza, che lo porta ad assumere la carica, e a reggerla dal 18 maggio 1803 sino alla sua morte avvenuta il 12 marzo 1806. Prima della sua nomina ad architetto della Fabbrica il 21 Agosto 1790 è pagato con Pietro Taglioretti «in ricognizione delle operazioni fatte pel disegno di facciata del Duomo» (Annali, VI, p. 221).

 

 

Quadrio, Antonio (- Milano, 1723). Presenta con successo la domanda per succedere nel ruolo di architetto della Fabbrica al padre Giovanni Battista (1723 febbraio 27; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 16). Il 23 gennaio 1726 chiede che il suo salario sia uguale a quello percepito dal padre (circa 1200 lire annue dal 1692) ottenendo un primo aumento di 150 lire nello stesso anno, di 100 lire l'anno successivo, di altre 200 lire nel 1728. Nel 1723 redige con Francesco Croce e Marco Bianchi una memoria sulla facciata del Duomo (Annali, V); nel 1735 compila una relazione sui danni arrecati dalla realizzazione degli apparati funebri eretti in Duomo per la regina di Sardegna (1735 maggio 28; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 17) e nel 1742 una serie di dettagliate motivazioni circa l'impossibilità di fronteggiare da solo gli impegni deliberati (1742 luglio 14; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 17).  Il 22 dicembre dello stesso anno chiede di poter essere sollevato dall'incarico di architetto, mantenendo un vitalizio. Muore all'inizio dell'anno successivo.

 

Quadrio, Gerolamo (- Milano, 1679). Il 3 ottobre 1658 Gerolamo Quadrio è eletto architetto della Fabbrica, superando altri due aspiranti: Francesco Croce e Bartolomeo Malatesta (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 10). Nel 1661 gli è riconosciuto un aumento di stipendio di lire 300 così come nel 1666. Nel 1667 ottiene dal Capitolo il permesso di assentarsi dal cantiere per un viaggio a Roma (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 11). Nel giugno 1679 gli succede Andrea Biffi. 

 

Quadrio, Giovanni Battista (- Milano, 1723). Figlio di Gerolamo, presenta la domanda per succedere al padre nella carica di architetto della Fabbrica (1679 giugno 16; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12). Nel 1686 presenta nuovamente la domanda per succedere ad Andrea Biffi (1686 agosto 3; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12) ed è esaminato favorevolmente dal Capitolo della Fabbrica. A settembre chiede di poter avere a disposizione uno studio separato da quello dei praticanti, che viene così suddiviso da una tramezza realizzata in legno e vetro, e l'anno successivo ottiene un aumento di stipendio di 150 lire annue (1687 giugno 12). Ancora il 10 febbraio 1689, il 21 giugno 1691, e il 21 agosto 1692 avanza nuove richieste di aumento. L'attività ordinaria di Quadrio è ampiamente documentata sino al 1723 da una serie di relazioni che documentano le opere di copertura, di pavimentazione e di completamento della struttura della cappella di San Giovanni Bono. 

 

Quadrio, Giuseppe. Presenta la domanda per succedere ad Andrea Biffi (1686 agosto 3; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12).

 

Quarantini, Bernardo Maria. Presenta la domanda per succedere nel ruolo di architetto della Fabbrica al defunto Giovanni Battista Quadrio dichiarando di aver lavorato presso di lui per tredici anni (1723 febbraio 27; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 16).

 

Riccardi, Giovanni Battista. Autore nel 1746 di un progetto per la facciata del Duomo conservato nell'Archivio del Duomo: «Disegno fatto da Gio.Batta / Riccardi Archit.o in otobre 1746» (AVFDMi, Archivio disegni, 177). Documentato nel 1739 per la sua attività di quadraturista: «Alli signori Gaetano e Antonio fratelli Dardanoni, Francesco Bianchi e Gio. Battista Riccardi pittori l.750, per importo di tutte le pitture tanto di figura, quanto di architettura, da loro fatte per ornato alla facciata del Duomo, in occasione dell’ingresso di sua eminenza monsignor arcivescovo» (Annali, VI, 1885, p.133), ma mai come architetto o ingegnere.

 

 

Richino, Francesco Maria (Milano, 1584 - 1658). Richino è ufficialmente assunto dal Duomo in due periodi temporalmente molto distanti (1605 e 1631-38). Al giovane Richino già nel 1603 sono pagati 12 scudi per alcuni disegni per la facciata, forse redatti in collaborazione con p. Lorenzo Binago (Raccolta Bianconi, II, ff.  30-31) e nel 1607 gli sono pagati ancora 18 scudi «pro modulis exemplatis faciei ecclesiae Maioris». Precedentemente, il Capitolo della Fabbrica lo aveva nominato capomastro, dopo un ballottaggio con Giovanni Battista Mangone, il 21 marzo 1605 (Annali,V, 28: «Exinde sumptis votis de pluribus personis petentibus admitti ad dictum officium inter quas aderant Iohannes Baptista Mangonus et Franciscus Richinus illi bis fuere pares in quantitatem votorum, sicque dictum fuit proiciendas esse sortes et factis duobus bullettinis cum eorum singulorum nomine et cognomine eisque positis in uno pilo dictum Richinum quem ideo eligunt in capum magistrum»). Ma già nel novembre dello stesso anno gli vengono mosse, assieme al padre, alcune accuse circa la falsificazione di atti che determinano la sospensione dall’incarico. Il 10 novembre 1605 il Capitolo chiede di indagare sull’operato di Richino e il 5 dicembre si decide per la sospensione dall’incarico.

Nonostante le accuse non fossero state provate, il 29 dicembre Bernardo Richino, padre di Francesco, chiede al Capitolo che sia definitivamente licenziato (AFDMi, Archivio Storico, 2, 4). Richino è però sempre indirettamente presente nel cantiere della cattedrale milanese e interviene sul problema della facciata in più occasioni: fa parte della commissione riunita nel 1625 (1625 marzo 20; AFDMi, Archivio Storico, 422) dai deputati alla Cassina con l’arcivescovo, Lorenzo Binago, Muzio Oddi, Giovanni Battista Cerano, Tolomeo Rinaldi e Giovanni Battista Pessina quali esperti di architettura per discutere il problema delle colonne e si dichiara pronto ad assolvere all’impresa nel 1626 e nel 1628. Solamente il 21 luglio del 1631, dopo la morte di Federico Borromeo, è nominato ingegnere della Fabbrica e a partire da questa data elabora nuove soluzioni per la facciata, ma è inaspettatamente licenziato il 29 luglio 1638 (AVFDMi, Archivio Storico, 2, fasc.4; la decisione è ribadita il 5 agosto). In un memoriale del 1636 si ricorda come «Ricchino […] l’anno passato fece di novo li dissegni della facciata del Duomo, porta maggiore et finestre di essa in forma grande» (1635 dicembre 27; AVFDMi, Archivio Storico, 2, fasc. 8). L’anno successivo (1636 dicembre 18; AVFDMi, Archivio Storico, 2, fasc. 8) Richino chiede un nuovo aumento di salario per i disegni «in forma grande» della facciata, della porta maggiore e delle finestre, pagati solo 25 scudi.

 

Richino, Giovanni Domenico (Milano, 1618 - Milano, 1701). Presenta la domanda per succedere a Gerolamo Quadrio nella carica di architetto della Fabbrica (1679 giugno 16; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12). 

 

Rinaldi, Giovanni Leone (Milano 1585-1627). Ingegnere camerale, figlio primogenito di Tolomeo con il quale collabora in diversi lavori per le fortificazioni dello Stato e nelle campagne militari in Valtellina e Piemonte. Nel 1621 è incaricato della preparazione dei progetti per gli apparati funebri in occasione delle esequie di Filippo III in Duomo.

 

Rinaldi, Tolomeo (? _ Milano, 1629). Ingegnere Camerale e dell’Esercito, per il Duomo milanese nel 1590 (13 dicembre) incide e fa stampare un suo disegno per la facciata dedicando l’opera al prefetto della Fabbrica Prospero Visconti Borromeo («Illmo dno d. Prospero Vicecomiti Braemide domino atque fabricae summi Mediol.s templi praefecto Ptolomeus Rinaldius romanus architectus et pictor dicavit idemque invenit, incisit et excussit. Tertio idus decembris anno MDXC»; BAMi, S. 148 sup., XIII). Successivamene è impegnato nei lavori per l'altare del Beata Vergine del Rosario (1601 aprile 17 e giugno 9; pagamento per «sue fatiche de disegni»; AVFDMi, Mandati, 18) e si occupa della lunga vertenza relativa all’acquisizione delle aree di Palazzo Ducale necessarie al completamento dell’originario progetto del Duomo (1604-16). Nel 1621 con Pietro Antonio Barca realizza il progetto e il modello per il catafalco in occasione delle esequie per la morte di Filippo III. Del progetto si conserva l’incisione in Ambrosiana che riporta l’iscrizione «Io Leo Rinaldus dictus Tholomeus architectus invenit et delineavit. C. Bassano sculpsit con privilegio». Muore il 5 settembre 1629 all’età presunta di 65 anni (ASMi, Popolazione, 1629).

 

 

Ripamonti Carcano, Giuseppe. Presenta senza successo la domanda per succedere a Bartolomeo Bolla nella carica di architetto della Fabbrica dichiarando il suo alunnato presso Carlo Giuseppe Merlo (1760 aprile 25; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 20). 

 

Robecco, Giovanni Sebastiano (- Milano, 1690). Architetto collegiato nel 1679, presenta la domanda per succedere a Gerolamo Quadrio nella carica di architetto della Fabbrica (1679 giugno 16; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 12). Nella domanda ricorda gli studi compiuti a Roma e gli incarichi svolti in Duomo sino al 1679 quale sostituto di Quadrio.

 

 

Robecco, Giuseppe. Fa richiesta di poter succedere alla carica di architetto della Fabbrica nel 1629, dopo la morte di Fabio Mangone (AVFDMi, Archivio storico, 2, 7bis).

 

Rossi, Giovanni Battista. Ingegnere documentato in alcuni lavori per la Fabbrica nell'agosto 1803 (1803, 11 agosto; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 31).

 

Ruggeri, Giovanni (- Milano, 1731). Architetto di formazione romana che opera prettamente in cantieri lombardi, pur non risultando mai iscritto al milanese Collegio degli Ingegneri e Architetti. Progetta, poco tempo dopo il suo arrivo a Milano, gli apparati funebri realizzati nel 1696 in Duomo per le esequie di Maria Anna d’Austria, moglie di Filippo IV. La documentazione archivistica (ASMi, Potenze Sovrane post 1535, 17) conferma la pre­senza di Ruggeri quale progettista e segnala che anche Cesare Fiori, Francesco Silva e Giu­seppe Quadrio fornirono progetti per la cerimonia.

 

Luigi Sala non fu mai eletto architetto del Duomo, sebbene si conserva una sua richiesta, non datata ma riferibile al febbraio 1787, per essere assunto dalla Fabbrica come architetto dopo la "giubilazione" di Giulio Galliori, zio materno (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 30).

 

Salvi, Nicola. L'architetto romano è documentato in due diverse occasioni: una prima volta nel 1737 e un'altra nel 1744, poco prima della chiamata di Luigi Vanvitelli. Il 25 settembre 1737 il marchese Giuseppe Visconti fu incaricato di invitare Nicola Salvi a Milano, ma la missione non ebbe successo a causa dei numerosi impegni che trattenevano l’architetto a Roma (AVFDMi, Archivio Storico, 147). Salvi era effettivamente impegnato alla Fontana di Trevi, per la quale aveva vinto il Concorso Clementino del 1732, e in una serie di altri importanti cantieri. Probabilmente vista l’impossibilità di poterlo chiamare a Milano, a Salvi fu chiesto un parere sul disegno presentato da Vertemate, particolarmente apprezzato. L’Archivio Diocesano di Milano (ASDMi, Sezione X, Metropolitana, vol 73, 20) conserva in copia un parere anonimo del progetto di Vertemate che potrebbe corrispondere a quello di Salvi, dandone un giudizio globalmente positivo, pur con l’aggiunta di alcune correzioni. Nel 1744 per uscire dall’impasse di una situazione logorata dai continui contrasti tra gli architetti milanesi, non ultimo quello tra Marco Bianchi, Antonio Quadrio, Carlo Giuseppe Merlo e Francesco Croce, i deputati della Fabbrica del Duomo di Milano, su suggerimento del marchese Pallavicino interpellarono nuovamente Salvi e, dopo una riunione tenutasi il 19 gennaio 1745, si rivolsero a Luigi Vanvitelli anche su indicazione del cardinale Albani e con il parere favorevole dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli (AVFDMi, Archivio Storico, 431).

 

 

Santambrogio, Petrolo. Ingegnere convocato il 7 febbraio 1415 per deliberare il soggetto della chiave della crociera dell'abside, scultura affidata a Jacopo da Tradate (Annali, II, Milano, 1877, p. 16).

 

Sebregondi, Nicolò. Scipione Arrigoni suggerisce la sua elezione per succedere alla carica di architetto nel 1629 (AVFDMi, Archivio storico, 2, 7 bis).

 

Seregni, Vincenzo. Architetto del Duomo dal 1547 al 1567. Appare documentato per la prima volta quando nel 1534, con il padre Bernardino e il fratello Luigi, è registrato tra gli iscritti alla scuola dei Quattro Martiri Coronati in Camposanto; nel 1547 è nominato architetto con uno stipendio di 18 lire mensili e con il compito di completare i lavori agli acquedotti, inoltre gli è assegnato un locale in Camposanto prima occupato da Cristoforo Solari (1547 novembre 21; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, X, ff. 138v-139 e f. 142). Nel luglio del 1552 è ufficialmente affiancato a Cristoforo Lombardo come ingegnere responsabile della Cassina dei lapicidi (1552, 21 luglio; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 11), e nel 1553 gli è corrisposto un aumento di stipendio che è equiparato a quello di Lombardo (24 lire mensili). Licenziato una prima volta nel 1562 per le sue negligenze (Annali, IV, p. 48/9; 25 giugno/22 agosto/11 settembre 1562; 1562 luglio 30, AVFDMi, Ordinazioni capitolari, XII, f. 27) è definitivamente allontanato dalla Fabbrica il 3 luglio 1567 e sostituito con Pellegrino Tibaldi (Annali, IV, p. 67; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 12, ff. 247v-8r). È documentato un'ultima volta con Martino Bassi nel 1583 quando entrambi sono chiamati a esprimere un parere sulle volte dello scurolo del Duomo realizzate su progetto di Tibaldi.

 

Silva, Carlo Francesco (Morbio, 1661 – Milano, 1727). Svolge uno dei due incarichi di ingegnere camerale dal 18 giugno 1695 (dopo la morte di Giovanni Battista Paggi) e definitivamente dal 16 giugno 1701 dopo la morte di Giovanni Domenico Richino. Tra le altre opere svolte durante la sua attività di ingegnere vanno ricordati gli apparati per le esequie dell’imperatrice Eleonora Maddalena Teresa, madre di Carlo VI, celebrate il 30 aprile 1720 nel Duomo.

 

Sirtori, Arasmino da. Nominato ingegnere con un salario giornaliero di 8 soldi il 12 ottobre 1399. Documentato sino al 1403 quando viene riconfermato ingegnere della Fabbrica con Marco da Carona, Antonio da Paderno e Antonio da Gorgonzola (1403, dicembre 16; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 340).

 

Sirtori, Donato da. Figlio di Antonio è documentato in diverse occasioni come ingegnere a legname tra il 1446 e il 1477 e tra i coleghi più importanti di Guiniforte Solari (AVFDMi, Registri, 622). Nel 1449 è pagato per aver ornato l'organo (AVFDMi, Registri, 590, f. 75), e nel 1450 per aver costruito una tribuna alla porta del Duomo per una solennità ducale (AVFDMi, Registri, 591, f. 17). Nel 1468 è ricordato un "Antonio de Palantia famulo magistri Donati de Sirtori ingeniario fabrice" (AVFDMi, Registri, 260, f. 100).

 

Sirtori, Leonardo da. Già documentato come ingegnere nel 1406 (1406, luglio 5; AVFDMi, Registri, 85, f. 75), l'11 dicembre 1407 è nominato ingegnere con uno stipendio mensile di 8 fiorini (Annali, I, p. 284). Documentato nei Registri della Fabbrica sino al 1433.

 

Sirtori, Simone da. Il suo nome compare tra le carte del Duomo in due sole occasioni ambedue in relazione alla ricostruzione del tiburio. Bramante nella sua Opinio (1488?) ricorda la soluzione presentata da un "prete" che possiamo identicare con il "presbiterum Simonem de Sirtori" autore di un modello del tiburio valutato durante la riunione del 27 giugno 1490 tenutasi al Castello di Milano nella sala d'udienza di Ludovico Maria Sforza, presenti l'arcivescovo di Milano, il vicario arcivescovile e i deputati alla fabbrica del Duomo (AFDMi, Ordinazioni capitolari, 3, f. 228r).

 

Sitoni, Francesco. Agrimensore, architetto e ingegnere della Camera eletto nel 1556; nel 1566 è chiamato in Spagna, da cui ritorna per occuparsi di numerosi incarichi per poi morire nel cantiere del forte di Fuentes (Colico) nel 1608. Il 3 dicembre 1603 è chiamato con Lorenzo Binago e Pietro Antonio Barca a esprimere un parere sui diversi progetti presentati per la facciata del Duomo.

 

Soave, Felice (Lugano, 1740 - Milano, 1803). Soave, regio professore presso San Pietro in Gessate, presenta una prima domanda di assunzione come aiuto di Giulio Galliori l'11 dicembre 1785 e una successiva in data 25 gennaio 1787, offrendosi di prestare la sua opera gratuitamente. Ancora il mese successivo (16 febbraio), dopo la "giubilazione" di Galliori, ripresenta la stessa richiesta. Il 3 settembre 1795 concorre alla carica con Luigi Canonica, Pietro Piacenza, Leopoldo Pollack, Pietro Taglioretti, risultando eletto al ruolo il successivo 10 settembre. Licenziato il 17 settembre 1801, a favore di Giovanni Antonio Antolini, è reimmesso nel suo impiego per ordine governativo il 30 agosto 1802 sino alla morte avvenuta nell'aprile del 1803 (AVFDMi, Archivio Storico, 3, fasc. 25). Nell’agosto 1790 è incaricato di dare un disegno per la facciata del Duomo che viene approvato dal Capitolo il 4 luglio 1791. 

 

Solari, Cristoforo detto il Gobbo (- Milano, 1524). Figlio di Bertola Solari, Cristoforo è assunto dalla Fabbrica del Duomo il 18 febbraio 1501 come scultore con un contratto con condizioni a lui molto favorevoli ed eccezionali per il cantiere (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, IV, f. 324), e con uno stipendio di 23 lire, 6 soldi, 8 denari al mese. Nel 1503 Cristoforo elabora con Bartolomeo Briosco un suo modello per la porta del transetto settentrionale in opposizione a quello di Dolcebuono e Amadeo. La contrapposizione con Amadeo appare netta soprattutto quando ad ogni partecipante al concorso è chiesta una relazione scritta sui difetti dei modelli degli altri concorrenti (1503 febbraio 23; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, IV, f. 340v e 1503 luglio 3; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, IV, f. 351v). Il 2 marzo 1506 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, V, f. 16v) il Capitolo lo nomina ingegnere della Fabbrica a condizione che non abbandoni la sua attività di scultore e ordina ad Amadeo di accettarlo come collega; tuttavia lo scontro tra i due si manifesta apertamente ancora in occasione della presentazione da parte di Amadeo del progetto della guglia del tiburio (1508 gennaio 17; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, V, f. 147v). Dopo questa discussione dal mese di ottobre 1508 Cristoforo lascia la Fabbrica e non è più documentato sino al novembre 1514, quando ritorna dal viaggio a Roma (1514 dicembre 11; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, VI, f. 154), ad eccezione della convocazione a una riunione per discutere l’argomento degli stalli di coro con Leonardo da Vinci, Giovanni Antonio Amadeo ed Andrea Fusina (1510 ottobre 21; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, V, f. 246r.). Nei salari successivi al 1514 è sempre indicato come scultore, sebbene in ruolo negli ingegneri; in occasione della decisione presa di costruire un nuovo modello ligneo, il 7 novembre 1519 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, VII, f. 18) è nuovamente nominato ingegnere della Fabbrica con uno stipendio di 24 lire mensili. Muore nel 1524.

 

 

Solari, Giovanni. Figlio di Marco Solari, nel 1450 è inviato come ambasciatore davanti al Duca per la richiesta di una parte della Curia Arenghi necessaria per completare la navata del Duomo (1450 agosto 24; Annali, Appendice 2, p. 73), lavori che seguirà come ingegnere ducale. Nel mese successivo presenta la sua candidatura come ingegnere della Fabbrica, che però non è accolta (1450 settembre 20; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, II, f. 108v.), ma è comunque presente ad una riunione del Capitolo nell’ottobre dello stesso anno (1450 ottobre 11; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, II, f. 109v.). Riceve uno stipendio dalla Fabbrica per la realizzazione del passaggio tra il Duomo e il Palazzo Ducale, ma è nominato ingegnere solo nel 1452 (1452 giugno 24; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, II, f. 157) dopo che il Duca sollecita i Deputati a nominare ingegneri Giovanni Solari e Filarete al posto di Filippino degli Organi (1452 febbraio 24; ASMi, Registri Ducali, 190, pp. 152-153), morto con il figlio Giorgio nei primi mesi del 1452. Giovanni si presenta come il candidato più probabile alla successione anche se il Duca ribadisce l’ordine che sia Antonio da Firenze, sia Giovanni Solari succedano al posto di Filippino da Modena (1452 luglio 7; ASMi, Registri Ducali, 190, f. 191v). Giovanni riceve un salario di 12 lire mensili sino al 31 marzo 1459, quando è affiancato dal figlio Guiniforte. Muore tra il 14 novembre e il 13 dicembre 1470.

 

Solari, Guiniforte [Boniforte, Chunifortus] (ante 1429 – Milano, 7 gennaio 1481). Figlio di Giovanni Solari, dal 1459 (22 marzo) ricopre con il padre il ruolo di ingegnere della Fabbrica, che manterrà sino alla morte. Nel cantiere milanese, la collaborazione di padre e figlio rende difficile una distinzione dell’operato, ma è plausibile che a lui si debba attribuire il progetto del primo tiburio, poi demolito. A lui vanno anche riferiti il progetto per il Coperto dei Figini, la direzione del rifacimento in serizzo della conca del Naviglio e di alcuni interventi provvisori funzionali al cantiere in corso.

 

Solari, Pietro. Figlio di Marco da Carona è documentato come ingegnere in alcuni lavori per la Fabbrica, come per esempio la costruzione di un mulino in Camposanto nel 1449 (AVFDMi, Registri, 590, f. 10).

 

 

Solari, Pietro Antonio. Figlio di Guiniforte Solari, poco più che ventenne ottiene dal Duca di Milano il permesso di sostituire il padre in Duomo quando questo risulti essere impegnato nei lavori ducali (1476 settembre 26; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, III, f. 110; 1476 ottobre 26; ASMi, Registri Ducali, 213, f. 130). L'accettazione da parte dei deputati della richiesta del Duca va interpretata non come una candidatura alla successione ma solo come una sostituzione temporanea.  Il 30 luglio 1478 i Duchi confermano la lettera ducale del 1476, ribadendo che Guiniforte e il figlio Pietro Antonio devono rimanere i soli ingegneri della Fabbrica (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, III, f. 130). A questa ipotesi di successione si oppongono, alla morte di Guiniforte, il Capitolo (1481 febbraio 11; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, III, f. 176), le maestranze del cantiere (1481 aprile 7; ASMi, Sforzesco, 1491), ma non i lapicidi iscritti alla Scuola dei Quattro Coronati (1481 gennaio 5; ASMi, Notarile, 3488). Pietro Antonio non fu mai ufficialmente nominato dai Deputati successore di Guiniforte quale ingegnere della Fabbrica e la sua attività è quindi limitata alla conclusione di alcune opere avviate dal padre, come per esempio la statua di Santa Maria del Coazzone (1481-1485). Ad ogni modo, la Fabbrica non assunse nessun sostituto di Guiniforte fino al primo luglio 1490, quando nominò Amadeo e Dolcebuono ingegneri. La mancata elezione forse è uno dei motivi che portarono Pietro Antonio a lasciare Milano nei primi mesi del 1488 alla volta di Mosca.

 

Spazii, Lorenzo degli [Spatiis]. Documentato come caposquadra dei lapicidi della Fabbrica il 14 maggio 1389 (AVFDMi, Registri, 6, f. 168r), è indicato come ingegnere dal 1392 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, I, f. 43). Nel 1398 ottiene una licenza per poter andare a lavorare nel cantiere del Duomo di Como.

 

 

Stornaloco, Gabriele. Matematico di Piacenza, Stornaloco è convocato la prima volta dalla Fabbrica il 24 settembre 1391 quando si delibera «quod scribatur Gabrieli Stornalocho quod Mediolanum veniat, et sibi provideatur de mercede et expensis, prout sibi visum fuerit» (Annali, I, 1877, p. 54). L’attestazione del suo arrivo si trova il 13 ottobre, quando si specifica che egli è giunto a Milano per discutere con gli ingegneri della Fabbrica sui dubbi relativi all’altezza e alla larghezza della cattedrale, stabilendo un compenso di 10 fiorini per il suo lavoro e per rimborso delle spese sostenute per il viaggio (Annali, I, 1877, p. 55; Annali, Appendice I, 1883, p. 195). Si tratta dei noti dibattiti su un alzato ad quadratum o ad triangulum della cattedrale, nell’ambito dei quali Stornaloco presenta una relazione corredata da un disegno schematico che prevede il proporzionamento delle altezze delle volte delle cinque navate del Duomo su un sistema di triangoli equilateri (l’originale risulta oggi perduto). (Jessica Gritti)

 

 

Taglioretti, Pietro (Lugano, 1757 - Milano, 1823). Pittore, architetto e diplomatico non fu mai eletto architetto del Duomo, sebbene presentò diverse domande (24 maggio 1787; 11 ottobre 1785; 25 gennaio 1787; 26 febbraio 1787), dopo gli studi a Roma, per essere assunto dalla Fabbrica come architetto coadiutore di Giulio Galliori. Al concorso del 3 settembre 1795 gli fu preferito Felice Soave (AVFDMi, Archivio Storico, 3, 25).

 

 

Tibaldi, Pellegrino. Licenziato Vincenzo Seregni, Pellegrino fu nominato architetto della Fabbrica il 7 luglio 1567 appoggiando una riforma organizzativa del cantiere e operando soprattutto sugli adeguamenti liturgici suggeriti da Carlo Borromeo. Gli operai furono pagati non più a giornata, ma a misura e stima del lavoro svolto, oppure le singole opere furono affidate con il sistema dell'incanto. La prima opera affidata a Pellegrino, contestualmente alla sua assunzione, fu il battistero, della cui impostazione si era precedentemente occupato il Seregni (Annali, IV, p. 71); inoltre gli fu richiesto l’impegno di dare i disegni per le vetrate (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, 12). Il 24 luglio 1567 i deputati della Fabbrica stabilirono che il pavimento fosse fatto secondo il disegno di Pellegrino, ma l'esecuzione venne di molti anni differita. La sistemazione presbiteriale voluta da Borromeo, comprendente la cripta o coro jemale, occupò Pellegrino tra il 1568, allorché ebbe inizio la fase progettuale in cui furono consultati anche Leone Leoni e Galeazzo Alessi, e il 1570, con l'intermezzo nel 1569 delle accuse al suo operato mosse da Martino Bassi e reiterate nel 1574 (Annali, IV, pp. 82-83; AVFDMi, Archivio Storico, 189; AVFDMi, Registri, 883). In tale contesto si colloca l'invenzione del tempietto posto sull'altar maggiore a contenere, sorretto da angeli, il tabernacolo donato da Pio IV (1580 ottobre 23; primo appalto affidato ad Andrea Pellizzoni; ASDMi, Sezione X, Metropolitana, 72). Nel 1571 si avviò la realizzazione del primo degli altari minori; dal 1572 Pellegrino cominciò a fornire i modelli per il coro ligneo agli scultori, e per gli armadi e il sacrario delle sacrestia meridionale. Al 1575 risale il progetto delle acquasantiere. Dopo la Visita Apostolica del 1576, mentre proseguiva la realizzazione del pavimento del coro (AFDMi, Archivio Storico, 189; Annali, IV, pp. 137-138), della cinta presbiteriale e degli altari minori, fu intrapresa nel 1579 la costruzione della facciata marmorea sotto il nuovo organo. Il 28 aprile del 1590 fu stipulata con Andrea Pellizzone la convenzione per il pulpito del Nuovo Testamento; l’opera fu collaudata nel 1585. L’altro pulpito fu realizzato, ispirandosi al primo, dopo la partenza di Pellegrino per la Spagna (1586), dopo sentenza dell'ultimo processo che lo vide coinvolto con Lelio Buzzi e l'arciprete del Duomo (1583-85), e soprattutto dopo la morte di Carlo Borromeo. Nel 1590 si avviò la realizzazione della “trave lignea” posta sopra i capitelli dei piloni all’ingresso del coro. Discussa è infine la datazione del progetto pellegriniano per la facciata del Duomo: secondo alcuni autori esso andrebbe collocato nei primi anni Ottanta, secondo altri tale data andrebbe spostata in avanti di circa un decennio, ed il disegno sarebbe stato inviato dalla Spagna, richiesto a Pellegrino dopo che i progetti del 1590-91 di Tolomeo Rinaldi e di Bassi non avevano convinto i Deputati della Fabbrica.

 

Trezzi, Aurelio (1564 c. - Milano, 1626). Fu nominato architetto della Fabbrica il 31 gennaio 1598 (Annali, IV, p. 325) sebbene le ordinazioni capitolari successive a questa data citino il suo nome molto raramente. Una prima volta insieme a Meda, nel luglio dello stesso anno, per la valutazione di un’opera in metallo (AVFDMi, Ordinazioni Capitolari, 18, f. 101 v) e nel 1600, insieme a un altro ingegnere, Battista Pessina, per la stima di un tabernacolo realizzato da Giovanni Andrea Pellizzone (Annali, IV, p. 325). In entrambi i casi non figura però come architetto o ingegnere ipsius fabricae (come avverrà abitualmente dopo la seconda elezione del 1604), titolo che sarà riservato invece, tra il 1598 e il 1603, a Lelio Buzzi (Annali, V, p. 10). L’attività di Trezzi presso il Duomo si sovrappose infatti, in modo non del tutto chiaro alla presenza di quest’ultimo, già collaboratore di Pellegrino Tibaldi. Dopo il definitivo allontanamento di Buzzi dalla cattedrale milanese, il 26 gennaio 1604, Trezzi fu nominato una seconda volta, come ingegnere della Veneranda Fabbrica (Annali, V, p. 20) e il primo aprile, il suo salario fu fissato in 10 ducatoni al mese (Annali, V, p. 21). Il 28 aprile, insieme a Pietro Antonio Barca fu presente alla stipula della convenzione con il governo milanese per la costruzione della via nuova alle carceri (Annali, V, pp. 23-24). Il 6 maggio sottoscrisse una stima del costo di alcuni edifici (AVFDMi, Ordinazioni Capitolari, 20, f. 26) a cui la Fabbrica era interessata e che furono acquistati il 10 giugno (AVFDMi, Ordinazioni Capitolari, 20, f. 33). Nei mesi successivi Trezzi si occupò di alcune questioni tecniche all’interno della Fabbrica e in altri edifici a essa legati: acquisizione di stabili (AVFDMi, Archivio Storico, cart. 252, fasc. 3, n. 240), riparazioni di un magazzino in Camposanto (AVFDMi, Ordinazioni Capitolari, 20, f. 42), stima di alcuni edifici nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano (AVFDMi, Ordinazioni Capitolari, 20, ff. 56 v.-57) e la costruzione di un edificio nella contrada delle Quattro Marie (Annali, V, p. 27), per il quale gli fu commissionato anche il modello. Quest’ultimo, approvato il 14 marzo 1605 (Annali, V, p. 28), fu però realizzato da Barca poiché Trezzi cominciava a dare segni di debolezza fisica a causa della malattia che pochi mesi più tardi lo costrinse ad abbandonare l’incarico (Annali, V, p. 34). Tra il marzo del 1605 e il 20 febbraio 1606, data in cui venne sostituito da Antonio Maria Corbetta, infatti risulta presente alle riunioni del Capitolo solo una volta, il 25 gennaio 1606, per l’approvazione della fornitura di materiali in ferro per i lavori che si stavano eseguendo nella cattedrale (AVFDMi, Ordinazioni Capitolari, 21, f. 7 v). (Valentina Nava)

 

Vanvitelli, Luigi. Il 22 dicembre 1744 si riunisce e la commissione per la facciata e il 19 gennaio 1745 il Capitolo, su indicazione di Albani e del marchese Pallavicino, decide di inviare un invito ufficiale a Luigi Vanvitelli, probabilmente non per avere un altro progetto, ma per seguire la realizzazione di quello del Vertemate – «se vi fosse qualche difficoltà, potesse dare gli opportuni consigli» –. In aprile l’architetto è già documentato a Milano e dedica i primi giorni del suo soggiorno milanese a un attento studio dei disegni fino a quel punto elaborati e conservati nella sala dei deputati. Il 30 aprile chiede, muovendosi con grande intelligenza, che il Capitolo gli dia almeno delle direttive su cui elaborare il suo contributo, soprattutto su due questioni fondamentali: il principio di “conformità” con la struttura gotica e la presenza del portico da anteporre alla facciata. Nella seduta della Congregazione di Cassina del successivo 4 maggio, alla presenza del cardinale Pozzobonelli, l’architetto esprime il proprio parere, optando per una facciata uniforme, per scomoda necessità, all’ordine gotico col quale era stato costruito l’edificio e per la presenza di un portico (AVFDMi, Archivio Storico, 432, 1, 6). Impegnato per «molti giorni» nel rilievo delle «dimensioni del Domo» e delle «parti più principali dell’ornato di esso», Vanvitelli giunge a una prima ipotesi progettuale. Un disegno viene infatti preso in esame e approvato prima dalla Commissione per la facciata e poi dal Capitolo il 25 dello stesso mese, con la sola riserva di qualche ritocco «in rebus accidentalibus». La versione definitiva del progetto vanvitelliano fu elaborata entro il 20 giugno 1745, come riferisce lo stesso architetto nelle sue Risposte ai Riflessi del Croce (datate 20 aprile 1750) e fu preceduta da un sopralluogo presso le cave di Baveno e Ornavasso nei primi giorni dello stesso mese (AVFDMi, Archivio Deposito, Candoglia, 28, 25). Nella seduta del 30 giugno 1745 il Capitolo infatti ha sottomano il disegno in grande del progetto, per il quale al Vanvitelli vengono complessivamente saldate 6000 lire entro il 3 luglio del mese successivo (AVFDMi, Archivio Storico, 169, 16). Ancora l’otto luglio sul libro di spese sono registrate altre uscite per «una mostra d’orologio nuova in cassa d’argento e sopracassa e sua catena data in dono al signor Antonio Rinaldi che aveva con sé l’architetto soddetto Vanvitelli». Sempre il 30 giugno l’architetto annuncia quindi il suo prossimo ritorno a Roma e i Deputati gli affidano l’incarico di curare la stampa in più copie del suo progetto, sia per l’impossibilità di trovare a Milano la carta d’Olanda adatta per l’incisione, sia per un maggiore controllo dell’esecuzione. Inoltre gli commissionano la realizzazione del modello ligneo della facciata che non verrà mai ultimato. Il disegno viene dunque inviato a Roma, come attesta il saldo di un pagamento datato 12 agosto 1746 per il «porto del dissegno della facciata del Duomo, mandato a Roma all’architetto signor Vanvitelli», ed entro il 20 maggio 1750 viene rispedito a Milano (AVFDMi, Archivio Storico, 169, 16). Contemporaneamente, una copia del progetto viene messa a disposizione dalla Fabbrica del Duomo per essere esaminata da alcuni ingegneri milanesi: Antonio Quadrio, che esprime le proprie osservazioni in data 31 agosto 1745, e Francesco Croce che redige un corposo fascicolo di obiezioni, i Riflessi, datati 10 settembre 1745. Nell’ottobre successivo un disegno viene puntualmente consegnato ad un terzo architetto, Carlo Giuseppe Merlo, che nonostante i ripetuti richiami non fece mai pervenire le proprie osservazioni sul progetto. Nella seduta del Capitolo del 30 giugno 1745 oltre a citare l’incisione su rame del disegno in grande del progetto vanvitelliano, da far eseguire a Roma, si parla della realizzazione di un secondo rame in picciolo, dal quale si sarebbero ricavate stampe di formato ridotto, precisando che si sarebbe potuto trattare con qualche privato dandogli in concessione «ius imprimendi et vendendi copias eiusdem araminis “in picciolo"». Le risposte di Vanvitelli ai Riflessi datano 20 aprile 1750, cinque anni dopo il primo progetto e sono trasmesse al capitolo l’otto aprile 1751. Gli stessi Deputati sembrano disorientati di fronte ai tanti Dispareri prodotti in meno di due decenni, così tanto da deliberare che: «riguardo alla richiesta dell’architetto Croce di avere una copia della riferita risposta [quella di Vanvitelli] essi congregati deliberano che per ora non gliela si dia, al fine di non alimentare nuove superflue dissertazioni» (1751 giugno 15; AVFDMi, Archivio Storico, 433, 2).

 

Vasari, Giorgio. Nessun documento lega Vasari alla Fabbrica del Duomo, se non per le notizie contenute nelle Vite e per una copia della planimetria contenuta nella versione in volgare del trattato di Vitruvio curata da Cesare Cesariano e pubblicata a Como nel 1521 (Libro I, XIV), disegno oggi conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi.

 

Venezia, Bernardo da [Jacomelus de Veneziis]. Documentato in occasione della riunione del primo maggio 1392 quando, assieme a Giovanni da Ferrara, Zanello da Binasco, Stefano Magatto, Giovannino de' Grassi, Giacomo da Campione, Simone da Orsenigo, Pietro de' Villa, Enrico da Gamondia («qui non consensit»), Lorenzo degli Spazii, Guarnerio da Sirtori, Ambrogio da Melzo, Pietro da Cremona, Paolo degli Osnago, sono affrontati alcuni problemi strutturali e formali (Annali, I, p. 68). Nello stesso anno (1392 settembre 1; Annali, I, p. 82) è indicato come «sculptore figurarum de ligno Papie comorante», al quale è commissionata una scultura della Vergine con il bambino da collocare sull'altare del Duomo. Infine l'8 maggio 1400 sottoscrive con Bertolino da Novara una relazione in cui propone, per una maggiore solidità strutturale dell'edificio, di trasformare le navate laterali in cappelle e di realizzare una nuova cappella alle spalle dell'abside (Annali, I, p. 213). Le proposte contenute nella relazione di Bernardo e Bertolino, con quelle espresse da Jean Mignot, sono poi affrontate in due successive riunioni nel 1401: il 10 aprile (Annali, I, p. 229) e il 10 luglio quando è discussa la questione relativa alla «capelle que asseritur construi debere post cullatam ecclesie» (Annali, I, pp. 230-231).

 

Vertemate Cotognola, Antonio Maria (Malgrate, 1704 - Roma, 1737). Nel 1732 la Congregazione della facciata riavvia l’esame dei progetti per una veloce conclusione del dibattito e in occasione dell’ingresso a Milano di Carlo Emanuele III (1733) chiede a Filippo Juvarra di valutare con altri quattro architetti milanesi i disegni già realizzati. Nel settembre dello stesso anno Juvarra conferma il suo interesse anche per un’idea in forme gotiche, ma tra i tanti impegni verbali di Villa, Merlo e Croce, Antonio Maria Vertemate Cotognola presenta per primo un nuovo progetto di cui l'Archivio della Fabbrica conserva tre disegni. Nel 1737 l’ambasciatore milanese Visconti presenta prima a Clemente XII e poi a Nicolò Salvi i disegni del giovane architetto, ottenendo da quest’ultimo un parere favorevole, ma non la disponibilità a venire a Milano per realizzarlo. Il Capitolo decide così di adottare l’idea di Vertemate Cotognola, tanto che, dopo l’improvvisa morte di Vertemate (1739; AVFDMi, Archivio Storico, 3, 17bis), i successivi inviti a Salvi (1744) e a Luigi Vanvitelli, (1745) vanno proprio nella direzione di chiedere piccoli suggerimenti o miglioramenti a questa soluzione progettuale.

 

Vianelli, Baldassare [detto il Padovano]. Assunto nel ruolo di architetto aggiunto (moderno ingeniario) in aiuto di Cristoforo Lombardo il 1 aprile 1539 (AVFDMi, Ordinazioni capitolari, IX, f. 173) su indicazione di Domenico Sauli. L'8 maggio seguente il suo salario è fissato in 24 lire mensili e 6 brente annue di vino (Ibidem, f. 175); mentre il 5 giugno 1542 gli vengono concesse «modia duo sicalis amore dei» (Annali, III, 1880, p. 280). Nello stesso anno i mastri registrano per l'ultima volta il suo stipendio per soli cinque mesi per un totale di 60 lire (12 lire mensili). Contemporaneamente è stipendiato come ingegnere della Regia e Ducale Camera dal 1540 al 1549 (ASMi, Autografi, 86, 58), con uno stipendio nel 1549 di lire 400 annue (ASMi, Registri di Cancelleria, XXII, 8). Nel 1553, dopo la rovina di uno dei bastioni da poco realizzati a Pavia, è indicato come l’estensore del progetto dell’opera (ASMi, Militare, 367). Iscritto all’Università degli architetti a Milano nel 1564.

 

Villa, Carlo Francesco. Milanese, il 13 dicembre 1733 offre al Capitolo della Fabbrica una prima idea per la facciata del Duomo, impegnandosi a perfezionarla così da preparare una incisione e, nel caso di un parere favorevole, elaborare un modello ligneo nella stessa scala del modellone (AVFDMi, Archivio Storico, 169, 11).

 

Villa, Cesare. Nel 1599 il capomastro campionese Cesare Villa si impegna nella redazione di un progetto per la facciata, non ancora riconosciuto, pagato nel febbraio del 1599. Villa compare più volte nei documenti riguardanti la Fabbrica, sempre con il ruolo di intagliatore: nel 1594 ottiene l’appalto per l’altare di San Giuseppe che porterà a termine solo dopo il 1606.

 

Vittone, Bernardo Antonio. Bernardo Antonio Vittone presenta due nuovi progetti per la facciata il 30 aprile 1746 (Annali, VI, p. 147) che sono definiti genericamente «opera di un ingegnere di Torino». Nella stessa seduta del Capitolo sono liquidati all'autore. Vittone nel 1766 decide di pubblicarli con un breve commento nelle  Istruzioni Diverse concernenti l’officio dell’Architetto Civile date alle stampe a Lugano per i tipi degli Agnelli.

 

Zenale, Bernardo (Treviglio, 1450 circa - Milano, 1526). Pittore e architetto succede nel 1522 (1522 agosto 28; Annali, III, p. 23) ad Amadeo come ingegnere della Fabbrica con uno stipendio di 10 fiorini. In precedenza è uno dei responsabili del nuovo modello ligneo (1519 maggio 19 e 26; Annali, III, p. 209 e Annali, III, p. 214), affiancato nell'opera da Cristoforo Solari, altro ingegnere della fabbrica (1520 giugno 4; AVFDMi, Ordinazioni capitolari, VII, f. 60). Il suo salario era stato fissato in 16 lire al mese dal 20 dicembre 1520.