«Pianta del Duomo di Milano d’Architettura Gottica cioè Tedesca»
Autore
AnonimoTitolo
«Pianta del Duomo di Milano d’Architettura Gottica cioè Tedesca»Datazione
[XVII secolo ?]
Collocazione
ASCMi, Raccolta Bianconi, II, f. 1rB
Dimensioni
425x272 mmTecnica e Supporto
Preparazione apparentemente assente, fori guida posti in corrispondenza di tutti gli angoli del disegno, verosimilmente usati per il trasferimento dello stesso eseguito per sovrapposizione del foglio a un modello grafico esistente, compasso; esecuzione a penna e inchiostro bruno, acquarello indaco; supporto cartaceo di grammatura leggera, filigrana non presente.
Scala
In alto a sinistra, entro la cornice del disegno, a penna e inchiostro bruno, di 50 braccia milanesi: costituita da una linea orizzontale con tratti verticali disposti a intervalli regolari, numerata 5, 10, 15, 20, 25, 30, 35, 40, 45, 50.Iscrizioni
In alto al centro, fuori dalla cornice del disegno, a penna e inchiostro bruno: «Pianta del Duomo di Milano d’Arch[itettu]ra Gottica / cioè Tedesca».
In alto a sinistra, in corrispondenza della scala originaria, a penna e inchiostro bruno: «Scala di braccia milanesi N° 50».
A sinistra della pianta, in corrispondenza del transetto nord, a penna e inchiostro bruno: «Porta / Settent[riona]le».
A destra, in corrispondenza del transetto sud, a penna e inchiostro bruno: «Porta / Meridion[a]le».
In basso, in corrispondenza della porta maggiore, a penna e inchiostro bruno: «Porta / Maggiore».
In alto a destra, con una cancellatura accanto, a penna e inchiostro bruno: «5. G I».
In basso al centro, fuori dalla cornice del disegno, a penna e inchiostro bruno: «Questa è precisamente la grafia di Cesare Cesariano che si vede / nel suo Vitruvio alla pag[ina] XIIII / con la sola diversità che i piloni qui sono indicati circolari quando lo sono altrimenti».
Ai luoghi propri, lettere capitali mutuate dall’icnographia di Cesare Cesariano: «A, B, C, D, E, F, G, O».
Sul verso, lungo il margine destro, a penna e inchiostro bruno: «N° 4».
Sul verso in basso, in prossimità del margine destro, a penna e inchiostro bruno: «Pianta del Duomo di Milano / copiata da quella di Cesare / Cesariano che vedesi nel suo / Vitruvio alla pag[ina] XIIII».
Notizie
Il disegno appartiene a un gruppo di piante del Duomo inserite all’interno del secondo tomo della Raccolta Bianconi, conservata oggi presso l’Archivio Storico Civico di Milano, composta in dieci volumi dall’architetto, collezionista e storico Carlo Bianconi tra il 1789 e il 1796 e contenente disegni e alcune incisioni di edifici milanesi tra il XIV e il XVIII secolo. La storia del foglio si accompagna quindi successivamente con quella della Raccolta, che dopo essere passata ai Litta e poi ai Vallardi, entra nel 1872 nelle raccolte civiche milanesi, quando il Comune la acquista da Antonio Vallardi. Il disegno è inserito insieme a un altro (ASCMi, Raccolta Bianconi, II, f. 1rA) al recto del foglio 1 del tomo (presso l’Archivio Storico Civico esiste una riproduzione fotografica in bianco e nero del disegno, negativo A 4056), mentre il verso del foglio del tomo è vuoto.
Il foglio presenta alcune sgualciture, concentrate soprattutto agli angoli, in corrispondenza dei punti di presa della colla utilizzata per il fissaggio al tomo e visibile sul verso. Vi sono, inoltre, alcune piccole macchie diffuse di colore bruno, alcune sembrano di inchiostro; sul verso, in parte trapassato al recto, vi è poi un’estesa macchia di acquarello, steso in parte intenzionalmente seguendo la cornice del disegno sul recto in altro a sinistra. Sul verso si notano alcune prove di penna e inchiostro bruno, lungo il margine sinistro, così come sul recto in alto a sinistra. Il foglio presenta le tracce della piegatura originaria orizzontale al centro e parimenti al f. 1rA della stessa Raccolta Bianconi, reca lungo i margini alcune tracce di una linea di contorno a matita, non è chiaro sia stato rifilato.
La particolarità del disegno è quella di essere privo della preparazione, non si notano infatti tracce né di punta secca né di matita, ma solamente una serie di fori posti in corrispondenza di tutti gli spigoli della pianta. Parrebbe quindi molto probabile che il disegno sia stato eseguito per trasposizione da un modello grafico esistente, probabilmente sovrapponendo il foglio al modello, identificabile con la pianta incisa contenuta al foglio XIV del volgarizzamento del trattato vitruviano di Cesare Cesariano. Il ricalco è facilmente provato da un confronto dimensionale con l’icnographia di Cesariano e dichiarato del resto nelle iscrizioni sul foglio, che non è chiaro se siano coeve al disegno, essendo tracciate con un inchiostro bruno più scuro rispetto a quello della pianta. Il pezzo mostra molto bene una prassi che parrebbe frequente nell’iter progettuale del Duomo, soprattutto per i secoli XVI e XVII, cioè quella di riprodurne la pianta in serie per avere una base di partenza sulla quale lavorare e inserirla eventualmente all’interno di disegni più articolati, come accade per i ff. 1rA, 2r etc. I tratti a penna del disegno non sono sempre uniformi, talora presentano sbavature e alcuni piccoli pentimenti, si può ipotizzare che siano tracciati direttamente a penna, seguendo i punti guida, senza l’ausilio di preparazione. Il disegno non è concluso, poiché soltanto le prime campate verso la facciata sono caratterizzate dalla proiezione delle volte a crociera, che sono invece estese a tutta la pianta nel modello di Cesariano. Sono però segnati, come nel modello, il quadrato corrispondente al tiburio (in realtà a questa data, come noto, già edificato su base ottagona) con il cerchio centrale, e due triangoli corrispondenti alla proiezione in pianta delle volte (nell’icnographia di Cesariano la proiezione delle volte è estesa a tutta la pianta).
Anche le campiture ad acquarello color indaco, utilizzate per i pieni murari della pianta, non sono sempre stese in modo uniforme, la tecnica e la fattura del disegno parrebbero suggerire una cronologia almeno al secondo Cinquecento, se non al XVII secolo.
Note critiche
Il disegno non ha avuto un’estesa fortuna critica, come invece altri pezzi della Raccolta Bianconi, ma parrebbe trovarsi segnalato solo nell’inventario edito da Isabella Balestreri nel 1993 su “Il Disegno di Architettura” e successivamente nel 1995, all’interno del quale è datato genericamente al XVI secolo e pubblicato da Adele Buratti Mazzotta nel 1993.
Bibliografia
I. Balestreri, I disegni del Duomo di Milano nella Raccolta Bianconi, “Il disegno di architettura”, 7, 1993, p. 24
A. Buratti Mazzotta, L’uso del linguaggio classico in una fabbrica gotica. Metodo e prassi progettuale nei disegni per il Duomo di Milano dall’Amadeo al Pellegrini, in Giovanni Antonio Amadeo. Scultura e architettura del suo tempo, a cura di J. Shell, L. Castelfranchi, atti del convegno (Milano, Bergamo, Pavia, 1992), Milano, 1993, p. 627, fig. 1
La Raccolta Bianconi. Disegni per Milano dal Manierismo al Barocco, a cura di I. Balestreri, Milano, 1995, p. 22
