Progetto per la facciata

Autore

[Vittone, Bernardo Antonio]

Titolo

Progetto per la facciata

Datazione

XVIII secolo; [1746]

Collocazione

AVFDMi, Archivio Disegni, 181

Dimensioni

690x520 mm

Tecnica e Supporto

Preparazione a matita, compasso, punti guida; esecuzione a penna e inchiostro nero, inchiostro rosso, acquarellatura a inchiostro nero/grigio diluito in diverse tonalità, acquarello rosso; supporto cartaceo di media grammatura, filigrana non rilevabile, controfondato.

Scala

Al centro, tra pianta e prospetto, a penna e inchiostro nero e acquerello grigio (i numeri a inchiostro bruno), di 120 braccia milanesi: composta da un’asticella orizzontale suddivisa da tratti verticali disposti a distanza regolare, più fitti entro le 5 unità e non più dopo la sessantesima, campita in grigio alternativamente, numerata 5, 10, 20, 30, 40, 50, 60, 120.

Al centro, tra pianta e prospetto, sotto la precedente, a penna e inchiostro nero e acquerello grigio (i numeri a inchiostro bruno), di 200 piedi del re: composta da un’asticella orizzontale suddivisa da tratti verticali disposti a distanza regolare, più fitti entro le 5 unità e non più dopo la centesima, campita in grigio alternativamente, numerata 5, 10, 20, 30, 40, 50, 60, 70, 80, 90, 100, 200.

Al centro, tra pianta e prospetto, sotto la precedente, a penna e inchiostro nero e acquerello grigio (i numeri a inchiostro bruno), di 20 trabucchi: composta da un’asticella orizzontale suddivisa da tratti verticali disposti a distanza regolare, più fitti entro la prima unità e non più dopo la decima, campita in grigio alternativamente, numerata 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 20.

Iscrizioni

A destra, in corrispondenza della scala, a penna e inchiostro bruno: «Braccia di Milano».

A destra, in corrispondenza della scala, a penna e inchiostro bruno: «Piedi del Rè».

A sinistra, in corrispondenza della scala, a penna e inchiostro bruno: «piedi liprandi».

A destra, in corrispondenza della scala, a penna e inchiostro bruno: «Trabucchi».

Sul verso, sul controfondo, a penna e inchiostro nero: «10:».

Sul verso, sul controfondo, a penna blu, moderna: «progetto di Mario Querini».

Sul verso, sul controfondo, indicazione inventariale moderna, a matita: «181».

 

Notizie

Il disegno è uno dei due progetti elaborati da Bernardo Vittone e conservati oggi presso l’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano (AVFDMi, Archivio Disegni, 181 e 182) e presentati alla Fabbrica il 30 aprile 1746 (Annali, VI, p. 147; Noehles 1966).

Il foglio n. 181, inserito entro montaggio semirigido e interamente controfondato, presentava alcune pieghe che hanno determinato diverse grinze sulla superficie e in parte la consunzione dell’inchiostro in loro corrispondenza. Il controfondo eccede leggermente la dimensione del foglio del disegno e presenta lungo il margine destro e quello sinistro una cornice a inchiostro nero continua (una cornice simile si trova nell’altro elaborato di Bernardo Vittone conservato presso la Fabbrica, n. 182 e, solo a destra, in un disegno conservato presso la Civica Raccolta di Stampe “Achille Bertarelli”, all’inventario Pv g 2-34, di Cesare Pagano; si veda la scheda relativa). Il foglio è piuttosto ingiallito, sebbene uniformemente, e mostra alcuni strappi compensati dalla presenza del controfondo, oltre ad alcune macchie brune e scure. Sul verso il controfondo mostra alcune macchie scure, macchie di inchiostro e tracce di colla in corrispondenza di alcuni dei margini.

La preparazione a matita interessa tutte le linee del disegno, ma nella pianta è svolta attraverso una quadrettatura di base con la definizione delle costruzioni geometriche necessarie al tracciato dei vari elementi, alle quali si sommano poi le linee che sono state ripassate a penna. Chiaro è l’utilizzo del compasso e di frequenti punti guida precedentemente misurati per la costruzione delle parti. L’esecuzione a penna è molto accurata, condotta con tratto sottile e preciso, sia per quanto concerne l’architettura a strumento, sia per quanto riguarda le figure e i particolari decorativi, eseguiti a mano libera con grande abilità. Il disegno è interamente chiaroscurato mediante l’utilizzo di acquarellatura a inchiostro nero diluito in diverse gradazioni di grigio: a questo proposito la datazione del foglio e le caratteristiche cromatiche farebbero pensare all’utilizzo di inchiostro di china. Nella pianta sono campiti con acquarellatura grigia i pieni murari corrispondenti al nuovo progetto, mentre sono indicate con acquarello rosso le preesistenze della facciata del Duomo, inoltre, le proiezioni delle volte sono indicate con tratto puntinato, ma solo in corrispondenza del pronao esagono centrale. Interessante dal punto di vista dell’impaginato sembra essere il sistema di raccordo tra pianta e prospetto, tramite la prosecuzione, senza soluzione di continuità, delle linee della gradinata antistante al Duomo, che viene dal prospetto ribaltata in pianta, si noti, tuttavia, che le linee della preparazione a matita non sono unitarie tra pianta e alzato.

 

Note critiche

Il disegno è stato pubblicato per la prima volta dall’autore stesso, che ne inserì una riproduzione incisa all’interno delle sue Istruzioni diverse concernenti l’officio dell’architetto civile, del 1766; esso è successivamente segnalato da Romussi e da Morazzoni tra gli elaborati progettuali per la facciata del Duomo e poi entrato nell’alveo degli studi specifici su Bernardo Vittone, in particolare ad opera di Nino Carboneri, Karl Noehles, Paolo Portoghesi e Rudolf Wittkower. Il disegno, congiuntamente all’altro elaborato di Vittone presente presso la Fabbrica, è stato esposto e studiato da Giulio Ieni e Antonella Perin nell’ambito della mostra E il Duomo toccò il cielo del 2003, curata da Ernesto Brivio e Francesco Repishti.

I due progetti di Vittone si inseriscono in un momento di ripresa dei dibattiti sulla soluzione per la facciata del Duomo, che si colloca tra gli anni Trenta e Quaranta del XVIII secolo e in particolare poco dopo la formulazione dei progetti di Luigi Vanvitelli, solo di un anno precedenti. Il progetto è ascrivibile tra le proposte “alla gotica” e legato a una più generale ripresa del gotico in chiave settecentesca che sarà il tema cardine di tutta la progettazione per la facciata del Duomo nel corso del secolo. L’esigenza di conformità con il resto dell’edificio e contemporaneamente il rispetto del costruito (ivi comprese le porte e le finestre “alla romana” messe in opera secondo il progetto di Pellegrino Tibaldi) emergono dalle parole stesse di Vittone, che commentando i suoi elaborati sottolinea che le richieste della fabbrica gli erano state segnalate da un distinto cavaliere milanese, dal quale fu incaricato del progetto per conto della fabbrica stessa. Entrambi i progetti sono accomunati dalla soluzione di addossare alla facciata del Duomo un portico largo quanto l’intera fronte (tema prescelto negli stessi anni anche da Antonio Maria Vertemate Cotognola, Carlo Giuseppe Merlo e Luigi Vanvitelli) e affiancato da due alti campanili laterali (prendendo spunto da alcuni dei progetti di Carlo Buzzi; Carboneri, 1962; Noehles, 1966), ma si differenziano nell’articolazione dell’alzato. Il foglio n. 182 presenta una composizione dell’alzato più regolare, organizzata su due livelli, quello inferiore con archi a sesto acuto intervallati a contrafforti che riprendono, maggiormente articolandoli, la forma di quelli iniziati secondo il progetto di Carlo Buzzi, ma riducendo il doppio passo accanto al portale maggiore a un unico contrafforte di maggiori dimensioni e variamente articolato per assecondare la lieve estroflessione del corpo centrale. Al piano superiore, percorribile e dotato di balaustrata, Vittone propone invece un rialzo del solo corpo centrale, corrispondente alla navata maggiore e alle mediane, coronato a capanna con decorazioni che assecondano la forma di quelle già in opera nelle restanti parti della cattedrale e inserisce tre grandi finestroni archiacuti. Al di sotto del portico, sia al piano terreno che al primo piano, si scorgono le porte e le finestre “alla romana” già poste in opera e conservate nella loro interezza, mentre i campanili, dall’invaso interno circolare, mostrano un coronamento spiraliforme che è stato visto da Paolo Portoghesi come una ripresa del gugliotto cinquecentesco del tiburio (cosiddetto gugliotto di Amadeo) o una eco del tiburio borrominiano di Sant’Ivo alla Sapienza (in realtà l’idea è già presente in uno dei progetti di Carlo Buzzi, come già notato in Carboneri, 1972; AVFDMi, Archivio Disegni, 13). Il disegno n. 181 presenta, invece, un vero e proprio vestibolo esagonale aggettante dal portico in corrispondenza della campata centrale, coperto con un coronamento a pagoda che costituisce un vero e proprio baldacchino al centro della facciata, affiancato da archi acuti anch’essi dotati di alti pinnacoli superiori, che rompono l’orizzontalità di base che caratterizzava la sommità del primo ordine nel disegno n. 182. In questo disegno Vittone, come esplicita anche nel testo del 1766, propone sul lato sinistro la conservazione delle finestre “alla romana”, mentre sul lato destro le sostituisce con finestre vetrate a sesto acuto «per non lasciar in tal parte mancante il disegno in caso che li prefati signori deliberassero volere il tutto eseguito alla gotica». Anche il coronamento centrale mostra una minore adesione al modello decorativo del Duomo, scegliendo di inserire i tre finestroni, già presenti nell’altro elaborato, all’interno di una struttura con tre cuspidi indipendenti (e non più riunite sotto un unico profilo a capanna), quella centrale dotata di un timpano archiacuto con rosone che sembra lontanamente rifarsi a una tradizione gotica più propriamente centroitaliana (o piemontese, come nota Portoghesi, 1966). Nel foglio n. 181 i campanili conservano esternamente la forma del disegno n. 182, ma recano uno spazio interno quadrato e abbandonano il coronamento spiraliforme in favore di piani ottagonali che si restringono progressivamente verso l’alto, di matrice genericamente medievale (Carboneri, 1972). Si noti, inoltre, come quest’ultimo disegno mostri somiglianze in particolare con uno dei disegni di Luigi Vanvitelli, conservato a Vienna (Vienna, Albertina Graphische Sammlung, St. mil., VI, 3, AZ1325r), specialmente nel coronamento del baldacchino centrale e nella disposizione dei due piccoli rosoni vetrati ai lati dell’ordine superiore e sul coronamento, che sembrano fare eco a quelli dei progetti vanvitelliani.

 

Bibliografia

B.A. Vittone, Istruzioni diverse concernenti l’officio dell'architetto civile, ed inservienti d'elucidazione, ed aumento alle Istruzioni Elementari d’Architettura gia al pubblico consegnate; ove si tratta della misura delle fabbriche, del moto, e della misura delle acque correnti, dell’estimo dei beni, del miglio comune d’Italia, dei ponti, e di pressoché ogni sorta di fabbriche, ed ornamenti d’architettura civile; divise in libri due e dedicate alla Gran Vergine e Madre di Dio Maria Santissima da Bernardo Antonio Vittone, architetto accademico di S. Luca in Roma, Lugano 1766, p. 174, tav. 46

C. Romussi, Intorno alla facciata del Duomo di Milano: considerazioni e proposte, Milano, 1906, pp. 40-41

G. Morazzoni, Il Duomo. Saggio iconografico, Milano, 1919, p. 6, n. 64 tav. XI, fig. 20

N. Carboneri, Filippo Juvarra e il problema delle facciate alla gotica del Duomo di Milano, “Arte Lombarda”, 2, 1962, p. 98, fig. 4

A. Cassi Ramelli, Curiosità del Duomo di Milano, Milano, 1965, p. 167, fig. 123

K. Noehles, I progetti del Vanvitelli e del Vittone per la facciata del duomo di Milano, in Arte in Europa: scritti di storia dell'arte in onore di Edoardo Arslan, Milano, 1966, pp. 869-874

P. Portoghesi, Bernardo Vittone: un architetto tra Illuminismo e Rococò, Roma, 1966, pp. 142-143, fig. LIII

Bernardo Vittone architettoa cura di N. Carboneri, V. Viale, catalogo della mostra (Vercelli, 1967), Torino, 1967, p. 26, n. 46, fig. 79

K. Noehles, I vari atteggiamenti nel confronto del gotico nei disegni per la facciata del Duomo di Milano, inIl Duomo di Milanoa cura di M.L. Gatti Perer, atti del convegno internazionale, (Milano, 1968), Milano, 1969, pp. 165, 167

N. Carboneri, Il dibattito sul gotico, in Bernardo Vittone e la disputa fra classicismo e barocco nel Settecentoatti del convegno (Torino, 1970), Torino, 1972, pp. 123-124, fig. 17

R. Wittkower, Gothic versus Classic. Architectural projects in Seventeenth Century Italy, New York, 1974, p. 63, fig. 78

N. Carboneri, Riflessioni sul barocco. Antologia di saggi critici a cura dell’istituto di Storia dell’architettura dell’Università di GenovaGenova, 1983, pp. 211-236, fig. 126

G. Simoncini, La persistenza del gotico dopo il Medioevo periodizzazione ed orientamenti figurativi, in La tradizione medievale nell’architettura italiana dal XV al XVIII secolo, a cura di G. Simoncini, Firenze, 1992, p. 41, fig. 34

G. Ieni, A. Perin, Bernardo Antonio Vittonein E il Duomo toccò il cielo. I disegni per il completamento della facciata e l’invenzione della guglia maggiore tra conformità gotica e razionalismo matematico (1733-1815)a cura di E. Brivio, F. Repishti, catalogo della mostra (Milano, 2003), Milano, 2003, pp. 82-85

Schedatore e data

Jessica Gritti 2012

ISBN

9791220009157

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